
Siamo davvero “unite” noi donne sul tema dell’occupazione femminile? O c’è tra di noi uno scontro generazionale tra chi ha sacrificato sull’altare della carriera la famiglia – e non vuole sentir parlare di conciliazione – e chi invece ha figli ma crede che questo non debba compromettere in modo sostanziale la sua crescita professionale? Ho letto con curiosità il libro di Elisabeth Badinter “Le conflit. La femme et la mère” dove l’autrice analizza due modelli che oggi convivono, ma confliggono, di donna: quello della madre serena e perfetta da un lato, quello della donna professionalmente realizzata ed economicamente indipendente dall’altro. E’ possibile conciliarli e se sì come?
L’autrice stimola la riflessione (e provoca) segnalando una nuova generazione di donne che ben consce del dilemma scelgono di non diventare madri. Ma è questa la soluzione secondo voi per emanciparsi? Io tengo cara la frase che mi ha detto un giorno Stefania Brancaccio, neo cavaliera del lavoro: “La soluzione non è mascolinizzarsi!”
Immagine: capitalwomen.com

Sono d’accordo con te. Si può essere donne in carriera senza bisogno di mascolinizzarsi. Purtroppo,però,quando si arriva a certi livelli (tipo manageriali)la donna deve lavorare più dell’uomo,essere più forte del collega e,se necessario,passare sopra le colleghe. A quel punto la gravidanza e la maternità (momento importantissimo nella vita di una donna per sentirsi realizzata)diventa un sogno quasi irragiungibile e si potrebbe provare invidia per quelle donne che hanno questa cosa e si può diventare “cattive”,sopratutto nei confronti delle stesse donne. E’ un meccanismo psicologico molto sottile,ed alcuni uomini ne approfittano. Spero che con il vs lavoro possiate azzerare questi problemi,possiate aiutare le donne che vogliono fare una bella carriera ed avere anche una famiglia propria perchè nn è assolutamente giusto che una persona debba rinunciare ad una delle due vite. DIAMO UNA POSSIBILITA’ ALLE DONNE DELLA PROSSIMA GENERAZIONE. DATE UNA POSSIBILITA’ A MIA FIGLIA.
Buongiorno,avete davvero ragione.
Io però spesso mi chiedo una cosa….faccio da sempre la commessa,ho due figli piccoli che mi piacerebbe seguire di più,mi piacerebbe anche solo portarli ai giardini o alle feste di compleanno.Il mio orario di negozio,non me lo permette….mi avrebbero anche concesso il part-time,ma avrei dovuto lavorare al pomeriggio….e non mi serve perchè al mattino i miei bimbi sono all’asilo.
Ora,io mi chiedo:ma,possibile che queste opportunità si possono dare solo a chi lavora in ufficio?a chi ha studiato?io sono una commessa,valgo meno come mamma e come donna?non credo.
Ci sono dei lavori che si dovrebbero concedere solo alle donne,tipo le postine,impiegate comunali etc….tutti quei lavori che alle due hai finito e ti puoi dedicare alla famiglia.invece vedo sempre più uomini a ricoprire questi ruoli.
Vi invierò il cv,chissà che mi si apra una porta.
Grazie Stefania.
è proprio vero che il peggior nemico delle donne sul lavoro spesso sono proprio le donne…
Ciao sono mamma di due bimbi,
dopo la prima gravidanza sono stata licenziata al compimento dell’anno del mio bambino; dopo la seconda il titolare non mi ha rivolto la parola per più di un anno.
Ora le cose vanno decisamente meglio. Devo ringraziare solo la mia professionalità, la pazienza che mi è stata data in dote e la mia mamma che mi ha permesso di studiare e farmi una grossa preparazione. Sicuramente ho dovuto sudare molto di più dei colleghi uomini ma alla fine sono più forte.
Mascolinizzarsi mai, e’ un imperdonabile concessione al modello dominante, per di piu’ messo ampiamente in discussione dagli stessi uomini. La risposta per me, mamma da 11 mesi e libera professionista “finta”, cioe’ con pochi clienti che mi richiederebbero orario di ufficio se non resistessi, e’: flessibilita’, flessibilita’, flessibilita’. Lavorare alla mattina e di notte, passare i pomeriggi col pulcino.
Se 12 ore di lavoro devono essere, che siano, ma non continuative e alle mie regole. In fondo dovrebbe essere il risultato che conta e un iPhone risolve molto se si svolge un lavoro intellettuale. Ho passato l’estate a passeggiare al parco col bimbo nella fascia mandando mail mentre dormiva. Non ho voglia di delegare l’educazione di mio figlio ad altri, se no non lo avrei avuto.
Fondamentale la presenza dei padri: senza il loro aiuto tutto questo e’ impossibile. Dunque nonostante l’enorme fatica mi sento fortunata.
Ciao sono mamma di un bambino,
dopo la gravidanza ho dovuto “forzatamente” cambiare azienda sia per ritornare a svolgere le mie mansioni (al mio posto, dopo 11 anni, avevano messo un “maschio” che di figli non ne faceva!!)
sia perche’ il part-time sarebbe stato concesso solo dalle 14,00 alle 20,00.
Considerando che la sede dell’azienda era a 30 km da casa piu’ che un part-time si trattava di
una vera e propria “punizione”.
Tant’è …
Ho passato gli anni successivi facendo veramente i “salti mortali” tra famiglia, figlio e lavoro, raggiungendo una buona posizione lavorativa, ma riuscendo comunque sempre a conciliare il tutto con tanta flessibilita’. Lavorando in ufficio fino alle 16, con il telelavoro dopo.
Adesso, a 40 anni, mi ritrovo disoccupata per la chiusura dell’azienda e con un curriculum di tutto rispetto ma che non interessa a nessuno: perchè c’è il figlio…., perche’ c’e’ la famiglia…..,
perche’ comunque un uomo e’ piu’ flessibile e ha meno impegni….,etc.
Nei colloqui vengono sempre comunque preferite le persone libere da impegni.
Si, si puo’ essere donne in carriera senza mascolinizzarsi. E’ questione di organizzazione; cosa che peraltro la maggioranza delle donne, dovendo confrontarsi ogni giorno con una moltitudine di problemi, sa fare benissimo !
E soprattutto occorrerebbe trovare l’azienda che ti dia l’opportunità invece di scegliere la soluzione “piu’ semplice e meno rischiosa”.
Invierò anche io il mio CV, chissà …!!!
Grazie
Silvia
Io,purtroppo,nn ho le stesso vostre storie. Dico “purtroppo” perchè sono una semplice casalinga,ma nn per scelta ma perchè la vita m ha portao a questo. Vorrei tanto poter lavorare anche io perchè,solo con lo stipendio di mio marito (900euro),nn c’andiamo avanti.Sono madre di una bimba di 1anno ma prima di lei mi sono laureata ed ho anche una bela specializzazione. Ho lavorato in giro per ospedali per almeno 14anni,ma senza mai giungere al posto fisso,sempre contratti di 8 mesi o 6mesi. Quando sono rimasta incinta ho deciso di prendermi il tempo che ci sarebbe voluto per godermi la gravidanza,il parto e tutto quello ce sarebbe venuto dopo. Adesso che mi sono ripresa ho provato a cercare di trovare qualcosa nel mio campo,ma la sanità è tutta bloccata e,oltretutto,m’hanno risposto che sono troppo “specializzata”. Allora mi sono guardata 1pò in giro ma c’è solo centraliniste,stagiste,venditori immobiliari. Insomma tutti lavori che nn sono part-time oppure dove l’età massima ricercata è 30anni. Io che ne ho 36 me la prendo….
Buonasera a tutte.Vedo che i problemi espressi dalle altre signore sotto alcuni aspetti si assomigliano molto, quindi, in fondo, non sarebbero molte le cose da risolvere.L’orario + flessibile, xchè ne scuole ne asili ti vengono incontro, e se non hai qualcuno a disposizione tipo i nonni o conoscenti come si fa?Ulteriore problema per la maggior parte delle aziende: quando hai dei bimbi, per loro è già un ostacolo, quindi il tuo colloquio va nel cestino.E poi l’età: io ho 40 anni, ho anch’io un bel curriculum, con parecchia esperienza nel gestione della contabilità, ma sembra che per tanti sei fuori età limite.Io sono stata licenziata circa 6 anni fa, per esubero, dopo parecchi anni di lavoro.Per scelta, per non avere problemi con un futuro lavoro ho deciso di avere prima il secondo figlio e poi rientrare nel mondo del lavoro.Ho due bimbi, entrambi vanno a scuola ed asilo,la famiglia necessita di uno stipendio in più, spedisco curriculum e ogni tanto riesco a fare un colloquio, ma ahimè, sono ancora qua senza un posto.E’ vero che le persone che cercano lavoro sono tante, ma possibile che non possa esistere un’opportunità per tutte?
@Cristina: anch’io ho una figlia e lo faccio per lei. Senno’perché farla studiare (Istat dice che siamo ormai più istruite, noi donne, con voti migliori e in tempi più brevi degli uomini. Non è una recriminazione femminilista, ma un dato statistico di fatto) tanto se poi quando (se) avrà desiderio di maternità sarà posta davanti all’aut-aut?
@tutte grazie per i vostri commenti: le due parole più ricorrenti sono professionalità e flessibilità. Sono le nostre arme vincenti. E come molte di voi testimoniano, se usate bene, servono a vincere anche molti pregiudizi e rigidità nel mondo del lavoro. E’ su questo che puntiamo con il nostro progetto Pilota. Anche perché siamo “sotto” il tasso fisiologico di crescita demografica perché un Paese non si estingua!
Si parla di emancipazione, di parità, ma nel 2010 le donne sono ancora sottoposte a discriminazioni. E’ tutta ipocrisia e incoerenza, i datori di lavoro sono tutti uomini single e senza figli? nessuno di loro ha mai avuto una madre, una moglie per capire a cosa siamo sottoposte, per avere la sensibilità di offrirci una tregua nella gestione dei figli, casa, lavoro e per molte anche dei mariti!!?? Perchè una mamma che già deve sacrificare tanto, viene messa in condizione di dover sacrificare ancora di più?! invece di agevolarla per permetterle di avere più tempo da dedicare all’unica cosa veramente importante? Non sono stati felici anche loro di avere una mamma vicino quando ne avevano bisogno o sofferto di non aver visto la mamma alla recita perchè doveva lavorare? Le aziende fanno sempre e solo i loro interessi e quando non hanno più bisogno o quando diventi un problema, ti lasciano a casa. E allora vale veramente la pena dedicarsi al lavoro anima e corpo? Ok io lo faccio per me stessa, perchè mi piace fare le cose bene, sono seria e professionale, ma le aziende devono capire che se vogliono ottenere risultati devono trattare bene le persone, incluse le mamme!! le mie sono considerazioni, spero tanto che il vostro progetto riesca ad aiutare se non tutte ma tante mamme!
@anna:ma noi cosa possiamo fare in concreto per aiutarti? Perchè è bello parlare qui,lanciare commenti ma poi cosa facciamo realmente? Nulla. E quindi dimmi come possiamo aiutarti a migliorare la nostra posizione?
I vostri commenti sono molto preziosi! Se riuscissimo da un lato ad essere più informate sui nostri diritti e dall’altro ad instaurare un dialogo costruttivo con l’azienda per la quale si lavora, credo che saremmo già un passo avanti. Spero che la sezione “studi e ricerche” e “leggi bandi e premi” possano essere anche per le mamme uno strumento operativo nel dialogo con il proprio datore di lavoro, per far capire che le mamme sono una risorsa preparata e motivata e che non utilizzarle è uno spreco di risorse anche economico. Le “best practice” poi possono essere degli esempi utili e concreti da citare e “replicare” perché dimostrano che le politiche di conciliazione in azienda si possono applicare e – senza negare qualche aggravio organizzativo iniziale – nel medio termine sono apprezzate da entrambi, mamme e aziende. Teniamo vivo il dialogo, il confronto!
Buongiorno mi chiamo Rosaria ho 39 anni un marito ed un figlio di 10 anni ,sono otto mesi che ho perso il mio lavoro e dopo i vari colloqui di lavoro che ho fatto mi sento discriminata per questo. E’ vero che le ragazze giovani costano meno ai fini fiscali ma e’ anche vero che spesso si rivelano immature e senza il senso della responsabilita’.Spero che questa iniziativa serva a qualcosa lo spero tanto visto che di mamme ne siamo tante.Aiutateci grazie.
Buonasera mi chiamo Luciana ho 48 anni e un anno fa ho perso il lavoro, un lavoro che mi sono conquistata anni fa andando incontro al maschilismo piu’ assoluto. Mi sono inventata di diventare venditrice di auto 13 anni fa quando ancora gli uomini entravano e chiedevano del venditore maschio. Oggi ho tre figli e mi ritrovo senza lavoro semplicemnete perche’ ho avuto la presunzione di fare un salto di marchio e passare ad una casa automobilistica piu’ prestigiosa. Quali opportunita’ avro’mai se gia’ le persone piu’ giovani hanno difficolta’ a guadagnarsi un posto nel mondo del lavoro!!!
@luciana:sei stata molto coraggiosa a crescere professinalmente in un mondo di maschi. A mia madre è capitata la stessa cosa. E’ entrata a lavorare nel reparto di radiologia quando i tecnici di radiologia erano tutti maschi,gli unici compiti che toccavano alle donne era fare le infermiere. Ma nonostante tutto è andata avanti perchè amava il suo lavoro. Certo con gli anni si è stancata di tutti,del maschilismo,del fatto che andasse avanti solo mio padre od i suoi colleghi,tanto che quando è andata in pensione è stata molto contenta di lasciare il posto ad altri. Ricordo ancora quando le dissi che avrei fatto il tecnico di laboratorio,che volevo seguire la loro strada,poter lavorare in ospedale,nn ne è stata molto contenta perchè sapeva quello a cui andavo incontro,ma mi ha lasciato fare perchè sapeva che i tempi erano diversi,adesso anche le donne sono accettate con incarichi diversi all’interno delle strutture sanitarie. Prima di sposarmi ho lavorato molto e dato molto al mio lavoro perchè sono portata dalla stessa passione che aveva mia madre. E’ come avere un fuoco dentro,soffro da morire perchè nn riesco a trovare il mio lavoro. Cmq vado avanti e nn smetto di sperare,percè so quanto valgo e quanto posso dare ancora.
Faccio il part-time, faccio il full time, lavoro non lavoro… Decidetevi un po’ Santo Dio, sappiate cosa volete fare nella vita, valutate i pro e contro e se siete “straziate” dai dubbi, statevene a casa altrimenti prendetevi una baby sitter e lavorate.
La discriminazione ve la fate da sole, comportandovi così. Ma come potete pensare che piccoli imprenditori (come me) possano assumere una che vuole lavorare ma vuole andare ai giardinetti, non vuole essere discriminata ma vuole orari personalizzati??? Per non parlare poi delle maternità quasi tutte a rischio e delle interminabili “malattie” post parto.
Care signore avete voluto lavorare ma dovete dimostrare di ESSERE IN GRADO DI FARLO e ci sono molte molte donne che lo fanno senza perquesto non essere donne, mogli e brave madri.
Stefano
Caro Stefano, ti ringrazio per il tuo intervento perché credo sia utile avere un confronto non solo tra noi mamme ma anche con gli uomini, i papà e gli imprenditori. Per capire il loro punto di vista e spiegargli il nostro. Le persone che hanno scritto sono tutte molto determinate a lavorare, ma per obiettivi piuttosto che per “ore di presenza” in ufficio, disposte a dare il massimo concentrando il lavoro e riducendo i tempi morti. Per poter poi avere anche qualche ora da dedicare ai figli, perché no portarli – o raggiungerli – al parco dopo le 16:30 per esempio. Tu consideri incompatibili le due cose? Io no. Quanti passano anche dieci ore in ufficio -tirando tardi la sera – ma per una buona parte di questo tempo sono a prendersi un caffè fumarsi una sigaretta, navigare su internet? Io credo che se una mamma lavora sodo, magari rinunciando a queste pause, accorciando l’orario del pranzo e quando “stacca” ha finito tutto quello che deve fare, non c’è nulla di male se poi di ritaglia uno spazio per seguire anche i figli, non solo quella mezz’ora la sera dove tutti sono troppo stanchi e nervosi per instaurare un vero rapporto. Non è forse nell’interesse dell’azienda far lavorare al meglio, nel modo più efficiente e profittevole, le proprie risorse?
Gentile Anna, seguire e godersi i figli è oltre che un diritto un vero e proprio dovere. Per evitare equivoci, nella mia attività ci sono molte donne che sono Risorse fondamentali. E nessuno approfitta di internet piuttosto che delle pause. Tenga conto però che solo le attività manageriali (e non sempre) sono gestibili per obiettivi.
Noi ad esempio, dovremmo chiudere i punti vendita alle 15.30 per permettere ai ns dipendenti di arrivare al parco alle 16.30!!! Ho un ottimo rapporto con le mie Risorse forse perchè sono persone professionali che prima di firmare un contratto ci pensano bene e poi lo rispettano.
Poi mi perdoni ma sono sicuro che lei quando compra un servizio lo voglia e lo voglia di qualità. Pensi a quante cameriere, poliziotte, infermiere, dottoresse, vigilesse, operatrici call center, ha incontrato nel pieno delle loro mansioni dopo le 16 e anche durante i festivi. Sono sicuro che sono delle brave mamme com lei.
Stefano.
Caro stefano. Sono una mamma casalinga (spero però di nn rimanere in questa condizione a lungo). Sono d’accordo con lei sulle malattie post-parto,purtoppo (e noi donne lo dobbiamo ammettere)ci sono certe signore che approfittano della malattia del bambino o di altre leggi per stare a casa,magari a nn fare nulla. Questo fa arrabbiare anche me,perchè potrebbero lasciare il posto a donne che hanno veramente voglia di lavorare. Ma nn sono d’accordo con lei sul fatto che la discriminazione c’è la facciamo noi. Le espongo ciò che è accaduto ad un mio caro amico. Questa persona è un piccolo impreditore come lei,ha la sua agenzia immobiliare e una decina di persone che lavorano per lui. Fra queste ci sono un paio di amiche (che hanno partorito nel mio stesso periodo)che dopo la maternità sono tornate a lavorare. Una a pieno regime perchè ha avuto la possibilità di lasciare il figlio alla madre,l’altra,purtroppo per problemi piuttosto seri in famiglia, nn ha potuto e ha dovuto aspettare che il figlio compisse un anno per portarlo al nido. Allora secondo il suo ragionamente cosa avrebbe dovuto fare il mio amico? La prima l’avrebbe dovuta tenere mentre l’altra,visto che poteva permettersi solo il part-time,l’avrebbe dovuta licenziare. Il mio amico è stato più onesto,le ha lasciate entrambe accettando che l’altra nn poteva dedicare al suo lavoro più di quelle 4-5ore. E ha fatto bene perchè la mia amica,per ringraziarlo,si è messa sotto e quelle poche ore che passava al lavoro le metteva a frutto,tanto che il suo lavoro nn è diminuito rispetto agli standard che aveva prima di avere il bimbo. Quindi,piccoli impreditori come lei,dovrebbero capire che aiutando la mamma e facendole capire che siete dalla sua parte la donna darà il massimo del suo impegno. Poi,certo,sta a voi,vedere se questa persona approfitta della vostra bontà oppure è seriamente intenzionata a mantenere la sua mansione.
ciao a tutti, io sono una mamma di 3 bambini di cui il più grande a quasi 5 anni. Ho sempre lavorato nell’ambito della consulenza informatica, lavoro che non prevede nei fatti il part-time e che mi costringeva a cambiare posto di lavoro spesso finendo molte volte a 1ora e mezza da casa. Fra due settimane comincio a lavorare a tempo pieno però è una società dove sembra esserci flessibilità e soprattutto, essendo un’azienda straniera, dove non è obbligatorio stare al lavoro fino alle 19. Dove posso mi batto per fare capire che la maternità è un di più non un di meno, io dalle mie gravidanze e dal rapporto coi miei bambini ho imparato tantissime cose che mi sono portata dietro nel lavoro dove ho cercato di farle fruttare. Io credo che la maggior parte delle donne siano fatte per essere mamme e ciò ci fa crescere umanamente e quindi anche professionalmente. Purtroppo però viviamo in una società miope. Grazie per questo sito e per il vostro lavoro.
Buongiorno, mi chiamo Cristina e scrivo da Milano.
Sono mamma da otto mesi e sono appena rientrata al lavoro.
Ho la fortuna di lavorare in un ente, che mi ha consentito di gestire la maternità in modo flessibile, rientrando part-time.
Ciò nonostante, ogni mattina quando saluto il mio bimbo (che lascio peraltro ai miei genitori che lo seguono con dolcezza, allegria e sollecitudine) sento un nodo alla gola e avverto una fitta alla bocca dello stomaco. Sensazioni che non mi lasciano sino a quando non lo riabbraccio e che mai prima d’ora avrei immaginato di provare. Tanto che in gravidanza facevo “la figa” e pensavo che in virtù delle esperienze altrui anche io mi sarei riabituata facilmente alla quotidianità di sempre.
Ma perchè bisogna quasi vergognarsi ad affermare che diventare mammma è un’esperienza unica, speciale? Che il ritmo a casa con i propri figli è sano?
Prima lavoravo almeno 10 ore al giorno. Oggi quando vado ai giardinetti (ebbene sì: “i mitici giardinetti”) con il passeggino sto benissimo e mi domando come ho fatto a trascorrere tante ore delle mie giornate dentro un ufficio, a confrontarmi spesso con persone che non ho scelto e rispetto alle quali si innescano meccanismi di difesa o attacco, a seconda delle circostanze?
Diciamolo tutti si può lavorare bene in molto meno delle ben note otto ore e soprattutto in ambienti dove la crescita professionale personale e del gruppo è strettamente legata al benesssere emotivo del singolo.
In risposta a Cristina, devo dire che anche a me sembra un po’che la discriminazione c’è la facciamo noi. Anzi sono quelle che <> senza il part time, senza il nido aziendale, senza la mamma, senza la flessibilità….
Io sono un’infermiera, lo sono da quando avevo 22 anni, ho avuto due figlie e ho sempre lavorato mattino-pomeriggio-notte-festivi.
Ed è stata dura, perchè dopo la morte di mia madre ho dovuto scegliere se continuare a lavorare o spendere quasi tutto il mio stipendio in babi sitter. Con mio marito abbiamo deciso per la seconda e non è stato facile, nè trovare le donne nè sopportare le critiche della gente (abito in un paesone…). Comunque, passati 7 anni di aiuto domestico svenante, abbiamo cominciato a mettere da parte un po’ di soldi per garantire alle nostre bimbe il miglior futuro possibile. Adesso la mia maggiore è laureata e mi dice che durante i colloqui avverte pregiudizio e diffidenza. Forse questo atteggiamento è anche un po’ frutto di qualcosa…
Io ho dimostrato tutta la vita silenziosamnete che avere tutto si può e non voglio che le mie figlie siano discriminate o pressate a lasciare tutto per andare a fare marmellate come Diane Keaton nel film. Anche perchè pagata l’università i soldi per l’impresa non ci sono più, o forse per la seconda figlia è meglio pensare subito a una alternativa simile???
Ciao,
sono anch’io una mamma di 2 bimbi (4 e 7)e sono una manager.
Per tutti e due i bimbi ho lavorato fino a quando la legge me lo ha consentito e sono rientrata al lavoro poco dopo. All’epoca lavoravo per un agrande Aziende a capitale pubblico e ho fatto 2 esperienze completamente diverse:
La prima gravidanza è stat accolta con giaoa, durante la mia assenza ero in contatto con l’amministratore delegato (mio capo diretto) e al rientro sono stata inserita in un percorso dal titolo io mamma dove ci veniva raccontato quello che era successo in Azienda durante la nostra assenza e ci veniva fornito un confronto con pediatri e psigcologi per aiutarci a gestire il ruolo mamma/manager.
Inutile dire che la cosa ha funionato sia per me sia per l’Azienda. Io ero soddisfatta e gestendo bene i sensi di colpa lavoravo meglio, l’azienda ha visto raggiunti gli obiettivi assegnatemi.
Contestualmente alla mia seconda gravidanza è cambiato l’amministratore delegato (sempre uomo!) e la mia gravidanza è stata vista come un modo per togliermi dai piedi. Al mio rientro non ho trovato neanche la scrivania… dopo 3 mesi sono andata via. come sempre la differenza la fanno le persone!
@stefania: sono pienamente d’accordo con te: la differenza la fanno le persone e le loro capacità empatiche.
Diventare madri e al tempo stesso impegnarsi al fine di mantenere un ruolo gratificante in ambito professionale e più in generale personale (ad esempio, come mogli o compagne) mette in gioco sul piano emotivo sentimenti e senzazioni complessi, spesso contraddittori.
Credo che solo chi ci è passato o ne ha fatto esperienza da vicino, possa comprendere l’importanza dei cambiamenti emotivi che la maternità, soprattutto all’inizio, determina.
Ciao a tutti. Mi chiamo Patrizia e tra qualche settimana rientrerò dopo la mia seconda maternità.
Io rivoglio il mio lavoro così com’era, con le riunioni alle 19, le trasferte e annessi e connessi.
Sono preoccupata perché oltre all’aria di crisi, nella mia azienda c’è aria di ristrutturazioni e non vorrei proprio trovarmi nella situazione di Stefania e altre. Io sono dell’intenzione di non mollare assolutamente anche perché il mio secondo figlio è una femmina e sento di dover lottare anche per lei, anche se spero proprio che non sia necessario.
Sto’ scrivendovi per chiedere recapiti di qualcuno che in un caso simile possa aiutarmi (associazioni, studi legali, etc). La presenza dei sindacati nella mia azienda è praticamente inesistente e so che se mi dovesse succedere di non trovare “neanche la scrivania” andrei in panico.
Saluti e speriamo bene.
Ciao a tutti.Ho 5 figlie e, come potete ben immaginare questo mi taglierebbe fuori dal mondo del lavoro … se non fosse che io al lavoro ci sto proprio bene!!! Purtroppo la realta’ e’ che il part/time non lo da nessuna azienda e io mi trovo ad accettare ogni tanto qualche sostituzione di 8 e piu’ ore per tempi limitati. Mi piacerebbe proprio sapere se avete dei veri riscontri di aziende che assumono part/time. Oltre che per realizzazione personale, ho vervamente bisogno di lavorare per arrivare alla fine del mese visto che i figli costano sempre piu’ e non solo quando ci sono di mezzo pannolini e asili nido.
Grazie a chiunque mi puo’ dare una mano.
Lieta di postare un commento ad una rispettabile concorrenza! Io ho 3 figli e tengo duro continuando a lavorare full/time.
Per il tipo di lavoro che faccio, incontro spesso uomini e quando li guardo, mi metto le mani nei capelli perché mi dico che se è vero che l’80% del top management italiano è fatto di maschi, che “tradizionalmente” sono destinati al lavoro, è vero anche che li abbiamo educati e accuditi noi! Quindi a noi, unite, di cambiare le cose…innanzitutto cambiando la nostra mentalità. Le persone che più mi hanno osteggiato nel mio percorso sono state donne. Mascolinizzarsi (vedete il concetto delle vergini giurate) è una realtà perché abbiamo pochi modelli di gestione del potere al femminile cui fare riferimento.
Solo sperimentandoci in posizioni chiave all’interno delle aziende avremo la possibilità di fare a modo nostro. Le quote rosa, che ammetto mi parevano una grande cazzata, penso ci possano “garantire” questa sperimentazione. Le iniziative come MOMS@WORK sono una cosa bellissima! Grazie! Solidarietà a tutte.
E’ ora di muoverci!
E’ ora di prendere in mano le redini di questo paese e di prenderci i diritti che ci spettano.
E’ ora scossa!
V’invito a leggere questo articolo del prof. Veronesi e poi vi chiedo: ma dobbiamo sentirci dire queste cose da un uomo?!?
Bene.
Come diceva Margaret Thatcher:”in politica se vuoi che qualcosa venga detto chiedi ad un uomo, se vuoi che qualcosa venga fatto chiedi ad una donna.”
Dunque, Veronesi l’ha detto.
non ci resta che agire.
W le quote rosa, perché ora sono l’unico strumento che abbiamo.
E soprattutto uniamoci.UNIAMOCI.
Se una mentalità non cambia, bisogna aiutarla.
Perciò prima la legge sulle quote rosa e poi cambieranno le teste.
Con fiducia.
Margherita
Scusate, nella foga ho dimenticato d’inserire il link!!!!
http://www.dirittiglobali.it/component/content/article/35-libri/4612-il-futuro-delle-donne-perche-ce-bisogno-di-un-nuovo-matriarcato.html
Ciao a tutte. Io ho un bimbo di 22 mesi e ho ottenuto il part-time senza difficoltà ma solo perchè i titolari sono miei parenti stretti! Purtroppo tutto ha comunque un prezzo, infatti svolgo un lavoro ripetitivo che non mi permette di sfruttare la mia eccellente preparazione universitaria. Sono fortunata? Per alcuni versi sì, ma alle volte torno a casa così insoddisfatta che mi metto a piangere di nascosto dal mio bimbo. Forse dovrei trovare un lavoro anche full-time che mi dia più soddisfazioni, ma poi dovrei sacrificare il tempo che ora dedico al piccolino. Ho mandato curriculum a tappeto, qualcuno mi richiama e mi dice che ho un’ottima preparazione, un ottimo standing e che mi faranno sapere. Qualcuno mi chiede “Ma come lei lavora anche se ha un bimbo così piccolo?” (!)Ma siamo su Marte o sulla terra? Insomma cerco di non mollare, sto anche pensandop di mettermi in proprio a fare qualcosa di diverso. I figli dovrebbero essere una ricchezza per tutti non solo per chi li mette al mondo.
Ciao a tutte. Mi chiamo Patrizia e come ho scritto nella mail precedente, in aprile sono rientrata dopo la seconda gravidanza. Per fortuna mi hanno permesso (bisogna dire così) di tornare a fare il mio stesso lavoro di prima, dandomi la fiducia che volessi e potessi farlo. Insomma per fortuna non sono stata oggetto di pregiudizi riservati a tante neo-mamme (vedi il caso di Stefania Boleso). Permettetemi di dire che vedo, non tra le mie colleghe, ma ad esempio su questo blog, che molte quando tornano dalla maternità non vogliono più farlo, il loro lavoro. Sarà per il senso di colpa, sarà perchè l’assistenza ai bimbi costa molto, ma vi assicuro che si può fare.
Comportandovi così date man forte agli uomini che sostengono che noi donne abbiamo poca sicurezza personale, poca capacità a gestirci, a fissare e mantenere gli obiettivi. E poi ho letto l’intervento di Veronesi indicato da Margherita. Dice che l’organizzazione sociale dovrebbe ruotare intorno alla donna: una rotazione part-time?!?!
Cara Patrizia, grazie per il tuo messaggio. L’equilibrio tra vita privata, famigliare e professionale è un cocktail dove ognuino di noi decide ingradienti e dosi. Ma l’importante è poter scegliere, liberamente. E cioè non essere obbligate, per mantenere il posto di lavoro di “prima” a rinnegare che ci sia un “dopo”. Perché l’arrivo di un figlio è qualcosa di grande, di bello di cui non bisogna vergognarsi. Se poi una mamma decide – liberamente – che questo non deve avere alcun impatto sulla sua vita professionale, che non vede motivo perché questa debba cambiare è una sua scelta da capire e rispettare. Ma se un’altra invece dedice che può fare lo stesso lavoro di prima, ma in un modo diverso, che forse non è il tempo in ufficio ma l’obiettivo raggiunto a fare la differenza, ad essere il parametro di misura questo è tirarsi indietro? Questo secondo me – ma è il mio punto di vista personale – non è tirarsi indietro, è solo capacità di rimettere in discussione le regole del gioco. Delle regole con le quali noi saremo sempre perdenti: perché sono delle regole dettate da uomini, per lo più vecchio stampo per fortuna (i nuovi padri sono i primi a conoscere il valore del tempo privato) che misurano il lavoro in base al tempo passato in ufficio, che misurano la propia capacità manageriale in base al numero di persone che può avere sotto mano durante la giornata. Io non ci sto, e non per questo credo di non avere qualcosa da dire, un ruolo da giocare in questo cambiamento dell’organizzazione sociale. Perché io sono full time donna, professionista la mattina mamma il pomeriggio – quando i miei due figli tornano da scuola e hanno bisogno di me – moglie la sera. E “sempre sul pezzo”, credo anche grazie alle nuove tecnologie.