Due mila curricula in tre giorni. Questa non è solo la crisi economica, è una crisi sociale perché tutte le mamme che ci hanno scritto – vi ringrazio per il tempo speso a inviarci le vostre testimonianze e i vostri dati – con la maternità hanno vissuto una vera e propria “rottura” professionale. Ed umana, aggiungo io.
Non è bello infatti dopo la nascita di un figlio coniugare le gioie della maternità con il senso di inutilità nella vita di tutti i giorni. Ed è anche anti-economico: è un vero e proprio spreco di risorse qualificate, motivate, e inutilizzate. Per quello che riguarda le mamme, leggendovi, il nostro mercato del lavoro è come una vecchia tubatura che perde tanta acqua durante il suo percorso. Il nostro è un progetto pilota ma vorremmo che non ci fossero queste “fuoriuscite” se non nel caso di una libera scelta, vorremmo che non restassero “pozzanghere” che poi si seccano ai lati della tubatura, vorremmo che i meccanismi del mercato del lavoro – i canali dove sono convogliate le risorse – sapessero adattarsi alle nostre esigenze (di madri ma anche di genitori) . E vorremmo che il mondo produttivo capisse che è nel loro interesse farlo: certo nel breve termine è più economico lasciare una perdita (perdere dell’acqua, perdere una risorsa) piuttosto che spendere soldi per farla riparare o adattare il tubo, ma nel medio termine – per continuare la metafora – il tubo si arruginisce e l’intervento di riparazione costa più del doppio.
Fonte delle foto:
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Molto interessante, credo che ci sia veramente tanto da fare per non sprecare queste risorse preziosissime. C’è un gruppo di lavoro presso lo IESE di Barcellona che lavora proprio su questo tema e sul work-family life balance. Una professoressa ha cercato anche di far pubblicare un suo saggio in Italia ma non ha trovato editori. Un peccato. Iniziava con una citazione affascinante: una donna che vuole essere come un uomo manca di ambizione.
Per passare al concreto, come è possibile saldare il tubo, evitare le perdite?
Nel mio piccolo studio ci si aiuta: le mamme quando hanno bisogno lavorano da casa, hanno orario flessibile, decidono se venire prima o dopo, ma questo è possibile perché c’è una fanciulla che si è fatta carico del presidio dell’ufficio e perché non abbiamo produzione fisica di oggetti, ma di pensieri. Che cosa si può suggerire?
Grazie
Paolo
@Paolo: il suo è già un ottimo suggerimento. Vi siete organizzati in maniera flessibile a seconda delle esigenze, con attenzione al risultato e non al presidio in ufficio. E non credere che il tuo (posso darti del tu, visto il tono colloquile del blog?) sia un caso “isolato” perché offrite servizi immateriali – consulenze legali, supporto commerciale ai clienti o altro – : ormia il Italia circa due terzi dell’economia è nel terziario perciò l’ organizzazione del lavoro che c’era anche solo trenta anni fa è già “vecchio stampo”. Come fare quindi per evitare le perdite? Come nel vostro caso Paolo: responsabilizzare, puntare su organizzazione e risultati. E non smettere mai di confrontarsi perché affrontare un problema, credo, è già un primo passo importante per risolverlo. Molte delle testimoninanze raccolte da mamme ma anche da aziende sottolineano come “la perdita” di talenti femminili dopo la maternità sia dovuta in primo luogo da incomprensioni, pregiudizi mai esplicitati, paure mai espresse, mancanza di conoscenza sulle norme vigenti da entrambe le parti. Nell’era del 2.0 un bel caffé a quattr’occhi forse risolverebbe ancora molte cose…
Eh sì, come hai ragione. Ciò che manca è la voglia di parlarsi, anche davanti ad un caffé, e soprattutto quella di ascoltarsi. E lo dico anche per esperienza professionale, dato che la mia struttura si occupa di consulenza e formazione, anche alla comunicazione interpersonale.
Se si riuscisse a parlare di obiettivi e non di bisogni, l’accordo sarebbe molto più semplice da trovare perché si parlerebbe di cuore, di persone, di aspirazioni, di sogni e non di orari, presidi, presenze.
Non voglio passare per utopista o folle, dico che quando si cerca di conciliare la soluzione si trova sempre. Magari usando le nuvolette di Goldratt come strumento per capire dove si può andarla a cercare.
Buona giornata
Paolo
Sono d’accordo su tutto quanto ma vorrei porre una domanda: qualcuno ha pensato che, oltre alle mamme “in standby” dopo la nascita di un figlio, ci sono anche le figlie “in standby” perchè devono accudire gli anziani di casa. Vi ho inviato il C.V. a marzo, ma non sono mai stata contattata (abito in Lombardia/provincia di Lecco) e ho contattato Gi-Group di Lecco via mail: nessuna reazione.
Forse, le figlie, non sono tanto importanti quanto le madri, eppure il problema di occuparsi degli anziani è importante quanto quello di crescere i figli: questi ultimi sono il futuro della società, ma i primi la società l’hanno costruita e portata avanti.
Emilia O. Rivetta