“La normativa spesso inibisce forme innovative e progetti pilota di gestione del personale più flessibile. E poi certo molte delle iniziative a favore dei dipendenti sono pagate in maniera completa dalle aziende, mentre all’estero lo Stato concede sgravi fiscali ed incentivi per asili nido e per la flessibilità del lavoro”. Così il direttore del personale di Zurich in Italia ci descrive la realtà italiana di un grande gruppo assicurativo europeo.
D: Il settore assicurativo è per tradizione particolarmente attento alla gestione del personale e quindi anche alle esigenze della risorse femminili. Cosa offre Zurich alle sue dipendenti?
R: Noi gestiamo circa 25-30 maternità all’anno ma non ricordo che nell’ultimo decennio ci siano state dimissioni legate all’impossibilità di conciliare impegni lavorativi e famigliari. Abbiamo una flessibilità di orario di un’ora e mezzo sia in ingresso che in uscita, abbiamo sempre concesso i part-time richiesti sia verticali che orizzontali, con diverse modulazioni orarie; abbiamo la banca delle ore e una serie di permessi che coprono quasi tutte le necessità del dipendente. Stiamo infine valutando di convenzionarci con un asilo nido già esistente: le dipendenti che lo desiderano, possono iscrivere i figli a condizioni agevolate. Mi sento di dire quindi che la flessibilità è ampiamente applicata.
D: C’è qualcosa che Lei ritiene possa essere ancora fatto, o migliorato, in questo ambito?
R: Stiamo spertimentando in qualche caso, all’inizio della maternità, forme che di fatto realizzino il telelavoro per permettere alla dipendente che vuole lavorare di poterlo fare da casa, in una condizione quindi ottimale senza doversi affaticare per arrivare in ufficio. Inoltre, prendendo lo spunto da quello che succede in Germania, stiamo verficando la possibilità di allestire una stanza dove – in casi eccezionali, o imprevisti – il dipendente puo’ portare il figlio senza doversi prendere un giorno di ferie o di permesso. Ma in Italia le normative più stringenti- ed anche più complesse – ci hanno per ora frenato in questo senso. Così come stiamo introducendo forme di part-time “in caso di urgenza” cioe’ in maniera provvisoria a causa di un’imminenza imprevista che il dipendente deve fronteggiare, come la malattia di un genitore o di un figlio.
D: Manca secondo Lei, rispetto all’estero, un supporto istituzionale all’occupazione femminile e materna?
R: Come accennavo prima, la normativa spesso inibisce forme innovative e progetti pilota di gestione del personale più flessibile. E poi certo molte delle iniziative a favore dei dipendenti sono pagate in maniera completa dalle aziende, mentre all’estero lo Stato concede sgravi fiscali ed incentivi per asili nido e per la flessibilità del lavoro.
