Non è una presa in giro, ma l’ironica constatazione di un’amica. Una manager in campo finanziario che – oberata dai doppi carichi di cura, dei bambini ma anche dei genitori anziani – ha chiesto un periodo di aspettativa. Abituata a gestire casa e figli in remote, nei dieci minuti in cui riusciva ad uscire dal suo ufficio, ora si trova improvvisamente mamma a tempo pieno. “In effetti mi riposavo di più in ufficio” sintetizza lei come bilancio dei primi 15 giorni in spiaggia da sola con i bambini (quest’anno niente tata). Sembra una battuta ma ha più che un fondo di verità: la scelta controcorrente di seguire in prima persona i propri figli, per un periodo più o meno lungo, è tutt’altro che un vezzo o una scorciatoia per evitare di misurarsi con le proprie capacità. Al contrario, è un’atto di coraggio e uno dei lavori più duri. Così quando le vicine di ombrellone la domenica pomeriggio salutano in lacrime (dice lei, da coccodrillo) i figli che sono riusciti ad “appaltare” a nonni, zii e baby sitter per la settimana a venire, lei con un sorriso commenta “beate voi!”. Già perché quelle lacrime durano il tempo dell’imbocco dell’autostrada, ma per il resto della settimana la mamma da sola in città riconquisterà un tempo perduto – tutto suo - fatto di lavoro ad oltranza (modello maschile che di solito non ci si può′ permettere ma che aiuta la carriera) ma anche di networking, di aperitivi con amici, di cene senza orario e di cinema in seconda serata. Una mamma che chiama volentieri i figli, che ne sente la mancanza, ma che non ne vive le problematiche di tutti i giorni, almeno per un po’. Perciò – conclude la mia amica – per favore non lamentatevi, avete fatto una scelta siate coerenti e godetevela! E di fondo l’invito è anche a sé stessa, che qualche volta si chiede se la sua sia quella giusta. Poi però le si avvicina il figlio che le dice “Mamma, ma sei ancora qui? Davvero questa volta resti con noi? Evviva”. E di colpo scopre cosa vuol dire stare vicino ai propri figli, quale colore gli piace di più, quali sono i sui ritmi in vacanza e com’è più sereno quest’anno che lei c’è. E scopre la risposta alla sua domanda.
Che fatica l’estate delle mamme, quelle che “non lavorano”
Pubblicato il 17 luglio 2011

Ciao, concordo su quasi tutto ma non generalizziamo. faccio parte di quelle mamme rimaste a milano a lavorare mentre il piccolo è al mare. So cosa significa passare la giornata con lui, perchè lo faccio appena posso. So quanto è più faticoso di lavorare e quanto – per me – sia comunque molto più gratificante. Forse perchè faccio un lavoro che non mi piace ma non posso fare a meno di quello stipendio. Ho ancora 3 mesi di aspettativa facoltativa di maternità di cui poter godere ma non mi azzardo nemmeno a chiederla, perchè dovrei pensare di non tornarci più in quell’azienda. Purtroppo questo è il mondo del lavoro… e non tutti possono permettersi un’aspettativa, vuoi per questioni economiche vuoi perchè la maggior parte delle aziende non sono disposte a concederti nemmeno ciò che ti spetta.