Dedicato alle aziende family friendly: i finanziamenti ci sono, e i progetti?

In periodi di congiuntura economica difficile i tagli di budget colpiscono tutte le iniziative che un’impresa non considera strategiche. Per evitare che a farne le spese siano le famiglie con genitori che lavorano, ci sono diverse iniziative istituzionali, sia nazionali che regionali, per finanziare politiche family friendly. Se a livello nazionale al bando  dell’art. 9 della L53 del 2000 (in allegato una  sintesi delle misure che finanzia) si è aggiunto anche quello relativo al “premio” per l’azienda che assume giovani genitori ,  a livello regionale non mancano idee innovative, e finanziamenti consistenti in Lombardia.

La  Giunta regionale ha approvato in un unico documento (delibera 2055 del 28 luglio 2011) il “Piano Operativo per la Famiglia” che definisce gli interventi destinati a incentivare e sviluppare le politiche regionali a favore della Famiglia e della Conciliazione. Grazie all’utilizzo dei fondi europei, ci sono ora – e fino al 15 ottobre – 5 milioni di euro a disposizione delle piccole e medie imprese che vogliono introdurre misure per facilitare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, promuovendo iniziative innovative. Come per esempio la progettazione di percorsi di welfare aziendale innovativi sul territorio, che abbiano magari un impatto positivo su tutta la comunità dove opera l’impresa. Non manca anche l’incentivo e il supporto per la sperimentazioni di accordi di secondo livello per l’attivazione di programmi interaziendali volti a promuovere il benessere sociale e familiare. Infine con questo bando è possibile finanziare modelli di welfare integrati – dove welfare aziendale e welfare territoriale si intreccino e si accrescano reciprocamente – per favorire lo sviluppo sociale e promuovere la conciliazione famiglia – lavoro.  Si tratta di un importante tentativo di finanziare misure che non si fermino tra le mura dell’impresa – e quindi vadano a solo beneficio dell’imprenditore, in un’ottica di breve periodo – ma che anzi contribuiscano a far  crescere l’azienda e renderla più competitiva grazie ad un’interazione con il proprio territorio di riferimento e all’utilizzo del capitale umano presente in quell’area.

Insomma, niente più alibi per i “benaltristi”, quelli che continuano a nascondersi dietro la scusa che ci vorrebbe ben altro per cambiare le cose. Cominciamo da quello che c’è,  e ce n’è!

(Immagine: Gruppo Editoriale L’Espresso Spa – La Repubblica – Data: 24/01/2011)

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