La tentazione di mollare, la paura di rientrare

Tris-mamma da pochi giorni, mi sto confrontando di nuovo – e in prima persona -  con il difficile binomio famiglia-lavoro (inteso come quello professionale, remunerato). E con le poche mie amiche che hanno avuto il  coraggio o l’azzardo di non fermarsi a quota uno (di figli) . Molte ammettono candidamente che sono “in passivo”, che continuano cioè a lavorare solo per paura di non ritrovare più un lavoro se decidessero di “mollare il colpo” per un po’, ma che questa scelta è anti-economica perché tra nido e tata, imposte e contributi  è più quello che si spende per far seguire ad altri i propri figli che quello che si guadagna con il proprio lavoro. E che se potessero  – se avessero la possibilità economica o la certezza, o almeno una fondata speranza di ritrovare lavoro “dopo”, si dedicherebbero volentieri per un periodo ai propri figli. Chi è più fortunata può beneficiare di assistenza famigliare gratuita , cioè di nonni tutto fare che si fanno carico, con pazienza e passione, di un  lavoro che a Milano vale ormai circa mille euro al mese più contributi (stipendio medio di colf regolare assunta per 8 ore al giorno, contributi a parte). Ma per le altre i conti spesso non tornano.

Non ho una ricetta magica, che risolve tutti i dilemmi, e neanche una soluzione perfetta: ogni mamma si organizza in base ad una serie di vincoli ma anche di supporti – tanto famigliari che professionali -  che sono propri solo della sua situazione personale.  Ma il mio desiderio per il 2012 è che qualsiasi sia la scelta presa sia una scelta maturata sì, ma non sofferta difficile sì ma alla fine serena e sopratutto libera dettata dalla determinazione ma non dalla paura. Perché se anche una mamma decide per uno o due anni di seguire i propri figli possa un giorno non temere il “buco nero” nel CV ma anzi annoverarlo tra le esperienze come momento importante di formazione in termini di skill building e time management.

Terzo figlio? Molte reazioni contrastanti

La mia pancia – sono al 7° mese – mi consente interessanti esperimenti sociologici. Tra le donne, alle quali l’occhio cade subito sulla mia rotondità, la prima reazione è di tenerezza. Ma quando preciso che è il terzo, lo sguardo si modifica all’istante, in un misto di stupore e commiserazione. Come sei il terzo figlio fosse davvero al di là delle regole del buon senso. In effetti, so di essere un’anomalia anche per l’Istat – l’ultimo rapporto conferma un calo di circa 15 mila nascite nei soli ultimi due anni e la media già bassa di 1,4 bambini per famiglia è messo a dura prova – e in diversi negozi la mia ammissione mi da subito diritto alla carta sconti per famiglie numerose. Tra i capi del personale con i quali ci confrontiamo invece le reazioni sono spesso opposte. Da un lato il panico: “complimenti, e sei ancora in giro? Siediti!” . Dall’altro curiosità, come se pensassero: “ma allora ci credono davvero in quello che fanno, e forse funziona”.

Ma sono incurosita dalla mia stessa reazione. Alterno momenti in cui mi vengono le vertigini  e temo di dover mollare tutto per seguire la ditta Famiglia Spa – con mandato di rigore e razionalizzazione dei costi  – a momenti in cui mi dico che io ci credo davvero nella conciliazione, che sarà solo un’altra declinazione di questa parola, un altro equilibrio - forse più simile ad una scultura in perenne movimento di Calder che ad una semplice bilancia – ma che tutto questo fa pare di me. Forse mi piace complicarmi la vita, ma a me piace tanto fare la mamma, e mi piace tanto il mio lavoro. Non c’è una soluzione o una ricetta - il part time o il lavoro dipendente è meglio, oppure al contrario fare le mamme acrobate e sclerate è l’unica via – ma ci sono tante possibilità ed io ne sperimenterò una nuova, a dicembre! E ho la fortuna di farlo con un marito, un papà accanto, che di certo ci ha messo del suo ed ora è pronto a fare la sua parte. Anche questo conta molto. Che ne dite?

Dedicato alle aziende family friendly: i finanziamenti ci sono, e i progetti?

In periodi di congiuntura economica difficile i tagli di budget colpiscono tutte le iniziative che un’impresa non considera strategiche. Per evitare che a farne le spese siano le famiglie con genitori che lavorano, ci sono diverse iniziative istituzionali, sia nazionali che regionali, per finanziare politiche family friendly. Se a livello nazionale al bando  dell’art. 9 della L53 del 2000 (in allegato una  sintesi delle misure che finanzia) si è aggiunto anche quello relativo al “premio” per l’azienda che assume giovani genitori ,  a livello regionale non mancano idee innovative, e finanziamenti consistenti in Lombardia.

La  Giunta regionale ha approvato in un unico documento (delibera 2055 del 28 luglio 2011) il “Piano Operativo per la Famiglia” che definisce gli interventi destinati a incentivare e sviluppare le politiche regionali a favore della Famiglia e della Conciliazione. Grazie all’utilizzo dei fondi europei, ci sono ora – e fino al 15 ottobre – 5 milioni di euro a disposizione delle piccole e medie imprese che vogliono introdurre misure per facilitare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, promuovendo iniziative innovative. Come per esempio la progettazione di percorsi di welfare aziendale innovativi sul territorio, che abbiano magari un impatto positivo su tutta la comunità dove opera l’impresa. Non manca anche l’incentivo e il supporto per la sperimentazioni di accordi di secondo livello per l’attivazione di programmi interaziendali volti a promuovere il benessere sociale e familiare. Infine con questo bando è possibile finanziare modelli di welfare integrati – dove welfare aziendale e welfare territoriale si intreccino e si accrescano reciprocamente – per favorire lo sviluppo sociale e promuovere la conciliazione famiglia – lavoro.  Si tratta di un importante tentativo di finanziare misure che non si fermino tra le mura dell’impresa – e quindi vadano a solo beneficio dell’imprenditore, in un’ottica di breve periodo – ma che anzi contribuiscano a far  crescere l’azienda e renderla più competitiva grazie ad un’interazione con il proprio territorio di riferimento e all’utilizzo del capitale umano presente in quell’area.

Insomma, niente più alibi per i “benaltristi”, quelli che continuano a nascondersi dietro la scusa che ci vorrebbe ben altro per cambiare le cose. Cominciamo da quello che c’è,  e ce n’è!

(Immagine: Gruppo Editoriale L’Espresso Spa – La Repubblica – Data: 24/01/2011)

Che fatica l’estate delle mamme, quelle che “non lavorano”

Non è una presa in giro, ma l’ironica constatazione di un’amica. Una manager in campo finanziario che – oberata dai doppi carichi di cura, dei bambini ma anche dei genitori anziani – ha chiesto un periodo di aspettativa. Abituata a gestire casa e figli in remote, nei dieci minuti in cui riusciva ad uscire dal suo ufficio, ora si trova improvvisamente mamma a tempo pieno. “In effetti mi riposavo di più in ufficio” sintetizza lei come bilancio dei primi 15 giorni in spiaggia da sola  con i bambini (quest’anno niente tata).  Sembra una battuta ma ha più che un fondo di verità: la scelta controcorrente di seguire in prima persona i propri figli, per un periodo più o meno lungo, è tutt’altro che un vezzo o una scorciatoia per evitare di misurarsi con  le proprie capacità. Al contrario, è un’atto di coraggio e uno dei lavori più duri. Così quando le vicine di ombrellone la domenica pomeriggio salutano in  lacrime (dice lei, da coccodrillo) i figli che sono riusciti ad “appaltare” a nonni, zii e baby sitter per la settimana a venire, lei con un sorriso commenta “beate voi!”. Già perché quelle lacrime durano il tempo dell’imbocco dell’autostrada, ma per il resto della settimana la mamma da sola in città riconquisterà un tempo perduto – tutto suo -  fatto di lavoro ad oltranza (modello maschile che di solito non ci si può′ permettere ma che aiuta la carriera) ma anche di networking, di aperitivi con amici,  di cene senza orario e di cinema in seconda serata. Una mamma che chiama volentieri i figli, che ne sente la mancanza, ma che non ne vive le problematiche di tutti i giorni, almeno per un po’. Perciò – conclude la mia amica – per favore non lamentatevi, avete fatto una scelta siate coerenti e godetevela! E di fondo l’invito è anche a sé stessa, che qualche volta si chiede se la sua sia quella giusta. Poi però le si avvicina il figlio che le dice “Mamma, ma sei ancora qui? Davvero questa volta resti con noi? Evviva”. E di colpo scopre cosa vuol dire stare vicino ai propri figli, quale colore gli piace di più, quali sono i sui ritmi  in vacanza e com’è più sereno quest’anno che lei c’è. E scopre la risposta alla sua domanda.

Le donne lombarde hanno due doti!

Mamme lombarde, la Regione vi dedica due doti per aiutarvi a ritrovare un lavoro e ad organizzare la vostra famiglia. I contributi vengono erogati su base provinciale, e riguardano in fase sperimentale i territori di Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova e Monza Brianza (ne avevamo già parlato: http://momsatwork.it/2010/09/eppur-qualcosa-si-muove/; http://momsatwork.it/2010/03/le-donne-lombarde-hanno-una-dote-usiamola)

Dote conciliazione servizi alla persona: questo buono consentirà alle mamme lavoratrici, con figli fino ad un anno di età, che
rientrano dall’obbligatoria (senza utilizzare il congedo facoltativo) di fare richiesta di un contributo per l’utilizzo di servizi di cura (Asilo nido, Micronido, Centro prima infanzia, Nido Famiglia, Baby sitting, Baby Parking, Ludoteca, altri servizi di simile natura). Il valore massimo della Dote è di € 1.600 e l’importo massimo riconoscibile mensilmente è di € 200. I buoni sono già a disposizione, dovete recarvi alla vostra asl di competenza
Dote Conciliazione servizi alle imprese – premialità assunzione: questo buono è molto innovativo perché consente alla mamma di non essere penalizzata in fase di colloquio per un’assunzione e anzi di avere un vantaggio (di solito il fatto stesso di essere mamma la esclude da ogni ulteriore colloquio). Le  madri escluse dal mercato del lavoro o in condizioni di precarietà lavorativa porteranno in dote all’azienda (pmi) che le assume una dote del valore di 1000 euro. In questo caso sarà l’azienda a doverla richiedere alla Asl.

La Dote Conciliazione di Regione Lombardia è una delle iniziative previste dal piano attuativo dell’Intesa per la conciliazione siglata tra le Regioni e il Dipartimento per le Pari Opportunità (dgr 381/2010). Parallelamente alla realizzazione dei “percorsi territoriali”, avviati su tutte le province lombarde, la Regione eroga in maniera diretta dei voucher destinati a favorire la conciliazione famiglia-lavoro.

Talenti al femminile e flessibilità in azienda: da tabù ad opportunità!

C’è stato molto interesse per il workshop organizzato da Moms@Work lo scorso 3 maggio a Milano: tante le aziende presenti e – fatto non scontato in questi casi – tanti anche gli uomini presenti. Il titolo, volutamente provocatorio ” Talenti al femminile e flessibilità in azienda: tabù o opportunità” ha fornito lo spunto per un dialogo sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro, sullo snodo critico che rappresenta la maternità nel mondo del lavoro – con il contributo della Professoressa Daniela del Boca – e sui modi con i quali le donne possono continuare ad essere professioniste anche quando diventano mamme – grazie alla ricerca presentata  da Sara Mazzucchelli dell’Università Cattolica. Ma come è possibile trasformare un tabù – o un problema – in un’opportunità A presentare buone prassi in termini di politiche family- friendly e di contrattazione di secondo livello è stato Andrea Piscitelli di Federchimica, che sul tema è senz’altro all’avanguardia. Buone prassi aziendali, descritte nei dettagli, sono state poi illustrate sia da grandi gruppi come Unicredit e Kfrat Food sia da una piccola impresa come Lamiflex. Un confronto costruttivo che non vuole esaurirsi in una giornata ma essere solo il punto di partenza!
Se siete interessati potete trovare tutti gli atti del convegno a questo indirizzo: www.momsatwork.it/talenti

Fare la mamma è un lavoro? Diventa una tagesmutter!

Oggi vorrei raccontarvi la storia di una mamma che ci ha scritto, Cristina. E che ha trasformato un problema in una nuova opportunità. L’inizio è – purtroppo – quello di sempre: due maternità, impossibilità di conciliare i tempi, dimissioni e diversi anni a casa, con tentativi di rientrare nel mercato del lavoro, ma ai propri ritmi. Ma il proseguo è diverso: questa mamma si è presa il tempo di seguire e crescere i propri figli ed ora che sono un po’ più grandi ha fatto tesoro dell’esperienza ed è diventata una “professionista mamma”. Cioè una tagesmutter. Questo termine in Italia ha un significato ancora poco preciso – associato a volte a micro nidi, nidi condominiali, servizio di baby-sitter – e nonostante l’impegno formale del Governo la normativa è frammentaria e complicata. Ma, come ci ha spiegato Cristina, ce la si può fare, con volontà e determinazione. Oggi lei ha trasformato questa sua esperienza in un’attività professionale al fine di essere utile a tante altre mamme e vuole condividere con chi fosse interessato la sua esperienza. Vi allego quindi qui la brochure della sua attività. In questa giornata grigia di pioggia (almeno a Milano) ecco una buona novella! Ecco la sua brochoure: Cristina la tagesmutter

“..costituirà titolo preferenziale essere mamma”.

Ha “fatto sognare” molte mamme questo annuncio di lavoro di Maxi Brums che ha utilizzato moms@work per la ricerca di addette vendita. E ringrazio tutte quelle che ci hanno scritto, raccontando di essere mamme felici ma anche persone pronte a rimettersi in gioco professionalmente e sottolineando come la maternità non solo non ha tolto nulla alle loro capacità  ma anzi le ha rese più efficaci determinate e complete.

La ricerca Maxi Brums al momento è chiusa ma stiamo lavorando per averne molte, sia nel settore della puericultura – dove il valore aggiunto di una mamma, che sa di cosa sta parlando perché conosce i prodotti è più ovvio – sia in altri settori. Perché ormai le donne hanno a tutti gli effetti un “potere” economico: gestiscono infatti le spese del nucleo famigliare, hanno un ruolo determinante negli acquisti, anche quelli più rilevanti come casa ed auto ma anche videogiochi e dotazioni high tech della famiglia. Quindi  per attirarle in quanto consumatrici, le aziende produttrici devono conoscerle e saperlo fare al meglio devono avere nel proprio team un punto di vista femminile. Tanto più che ormai le donne sono la maggioranza dei laureati, si laureano meglio e prima. Questo è in estrema sintesi l’argomento più forte che arriva dagli States – illustrato in maniera molto chiara dal libro “Why women mean business” di Avivah Wittebnerg e Alison Maitland” – che le multinazionali stanno adottando anche nel nostro Paese. Ma c’è un’ulteriore argomento, più sottile e ancora poco esplorato: cosa succede quando queste donne diventano mamme? Restano delle risorse? Non esistono, che io sappia, ricerche sull’amento di determinazione, di efficacia e produttività delle mamme che ritornano dopo una maternità o che incominciano un nuovo lavoro. Solo casi pratici, testimonianze dal vivo. Comunque un primo passo avanti per arrivare un giorno a leggere “costituisce titolo preferenziale essere mamma” e il giorno dopo – ancora meglio – non leggerlo più e sapere che non si è discriminate per il fatto di esserlo ma che si sarà valutata come persona a tutto tondo. Un “correttivo” quindi quel titolo preferenziale, nella migliore delle ipotesi temporaneo perché poi il mercato sceglierà davvero in base al merito. Ma necessario, per arignare quell’emoraggia espressa  nella cifra 27,8%, la percentuale di donne che lascia dopo la nascita del primo figlio. E per ridurre quel numero impressionante di donne  che non ricercano più un lavoro pur avendo tutti i requisiti per farlo, cioè le inattive: sono 9,7 milioni, più delle occupate (9,2) mentre tra gli uomini i “rassegnati” sono circa un terzo (5,2 milioni) rispetto agli occupati (13,6 milioni).

L’ultima donna in cinta sulla terra

La mia amica e socia, Cecilia, mi ha parlato di questo film che mi era sconosciuto: I figli degli uomini. The Children of Men, film ispirato ad un romanzo di P.D. James è ambientato in un prossimo futuro nel quale, da ormai 27 anni, l’umanità non è più in grado di procreare ed il mondo intero è sconvolto dalla notizia della morte della persona più giovane esistente al mondo. Nel caos che ne deriva, un uomo, ex professore di storia ad Oxford viene incaricato quindi di proteggere l’ultima donna incinta rimasta sulla terra, sua ex amante, che potrebbe dare alla luce un bambino. La trama mi ha inquietato ed interessato al tempo stesso: bisognerà arrivare a tanto – il nostro Paese è già demograficamente morto (il tasso tra morti  e nuovi nati è in negativo, se non fosse per gli immigrati) – perché le mamme siano viste come una risorsa?

Buone Feste

Qualche giorno di riposo e di “stacco” . Non senza pero’ aver prima augurato a tutti voi i miei migliori auguri di Buon Natale! L’anno che è in chiusura è stato impegnativo per moms@work: abbiamo curato lo start up del progetto, che ha una duplice anima. Da un lato ci siamo impegnate a catalogare oltre 3 mila curricula arrivati da tutta Italia, rispondendo a tante mail che denunciavano disagio, smarrimento, chiedevano consigli e informazioni. Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto, non solo per la fiducia ma anche per la pazienza. Perché non è facile riuscire a dare una risposta efficace ed immediata, ma Cecilia ed io ci abbiamo messo tutto il nostro entusiasmo e il nostro impegno. Da un mese abbiamo anche un’altra mamma, una professionista di ricerca e selezione del personale, Monica, che ci sta dando un importante aiuto nell’incontrare le candidate che abitano a Milano e provincia. Dall’altro lato abbiamo contattato molte aziende, sia grandi che piccole, per instaurare un dialogo positivo sui temi della flessibilità dei tempi e della conciliazione tra vita professionale e privata. E abbiamo riscontrato un crescente interesse ed attenzione al tema, il che ci fa molto piacere. Abbiamo “ricollocato” le prime 13 mamme  in Maxi Brums, la prima azienda a credere nel valore del progetto. Insomma il 2010 è stato l’anno della sfida, ci impegneremo perché nel 2011 questa sfida si traduca in altri successi concreti. A tutti i miei più sinceri auguri.