In questa pagina trovi le testimonianze di altre mamme come te che raccontano della loro esperienza di conciliazione (o di non conciliazione) fra lavoro e famiglia. Vuoi lasciare anche tu la tua testimonianza?
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- Maddalena M.
Sono una ex operatrice sui mercati finanziari della City di Londra che, per amore del primo figlio (e del marito), nel 2001 ha deciso di fermarsi e smettere di lavorare per dedicarsi a lui non avendo neanche familiari vicini disposti ad aiutarmi. Non ho nessun rimpianto della mia decisione ma adesso che i miei due figli frequentano la scuola elementare mi sento pronta a dedicarmi ad un impiego part-time stimolante e anche magari impegnativo. Penso che il part-time in Italia sia sottovalutato come le risorse delle donne e che ci sono in realtà molteplici impieghi potenzialmente part-time…. basterebbe solo un pò di coraggio da parte delle aziende. Il colloquio (con Gigroup) per me è stato molto interessante perchè mi ha permesso di analizzare razionalmente la mia situazione, le mie aspirazioni e le mie potenzialità. Speriamo che le aziende rispondano positivamente a questa iniziativa e si allineino all’Europa! A Londra è comunissimo smettere di lavorare alla nascita dei figli per poi riprendere abbastanza agevolmente qualche anno dopo….
- Matilde S.
Sono una mamma di un fantastico bimbo di un anno e da mesi ormai sto cercando lavoro. Quando sono rimasta incinta purtroppo, causa “ristrutturazione” della società, sono stata licenziata. Ho un curriculum di tutto rispetto eppure sto trovando molte difficoltà nel rientrare nel mondo del lavoro. Sono una HR Genaralist, rispondo solo ad annunci di lavoro attinenti al mio profilo eppure… mi sono resa conto che la vera difficoltà o il vero “problema” (come TUTTI lo chiamano) è il mio essere mamma. Inizialmente sembrano tutti interessatissimi al mio profilo, ma quando – per onestà e correttezza- dico del bimbo cominciano a tentennare e, nella maggior parte dei casi, non mi fissano neppure un colloquio.
Spiego loro che con il bimbo sono organizzata: nido, suocera, babysitter ma… non gli basta. Sono sempre stata una persona responsabile -anche sul lavoro- e sono rimasta mortificata nell’incontrare tutte queste reticenze verso una mamma.
- Paola M.
ho sempre pensato che il progetto fosse interessante e, mai come oggi, di grande attualità. Per quanto mi riguarda l’esperienza con Gi Group è stata molto positiva. Il colloquio e la persona che ho ncontrato è stata particolarmente “accogliente” e questo mi ha consentito di raccontarmi in tutta tranquillità. Ho accettato con piacere di entrare a fare parte di questa sperimentazione perchè sono una delle tante donne che, al culmine della carriera è diventata mamma (per giunta una mamma “speciale”, adottiva). Stretta tra i tre ruoli mamma-manager-moglie ho deciso di fare un passo indietro e ho lasciato il lavoro, prendendomi due anni “sabbatici”. Ora, che la mia bimba è più grande, mi piacerebbe tornare ad essere un elemento attivo, ma con tempi e modi che mi consentano di essere comunque una buona mamma, una buona moglie e un buon manager.
- Salvatrice F.
Quando qualche anno fa ho deciso di lasciare il posto tranquillo ma troppo lontano dove lavoravo per dedicarmi al mio bimbo ed alla mia famiglia non è stato molto difficile trovare altre opportunità lavorative, sempre con contratti a scadenza, ma che mi permettevano di lavorare part-time in una fascia oraria adatta alle mie esigenze. Purtroppo però la crisi si è fatta sentire per tutti, e per il tipo di lavoro per il quale mi sono specializzata io (operatrice di call-center o addetta customer service) mi sono accorta che non conta tanto l’esperienza che si ha maturato ma il fatto di dare la più ampia disponibilità oraria possibile. Il mio prossimo lavoro se potessi scegliere io lo vorrei sempre a contatto con la clientela, la mia ricerca di part-time in realtà si sta estendendo anche ai full-time fissi e l’ideale sarebbe riuscire a trovarlo in città, perché a volte perdere troppo tempo nel tragitto casa-lavoro vuol dire allungare a dismisura il tempo che si sta fuori casa. Spero che il progetto vada avanti, e possa iniziare a produrre risultati, anche contratti di pochi mesi o senza l’illusione di un posto fisso possono aiutare le mamme lavoratrici a sentirsi comunque più utili e più indipendenti.
- Selma D.
Le ore trascorse nella sede della GI Group per il colloquio sono sicuramente servite per riappropriarmi di una parte di me che le maternità e l’esser mamma a tempo pieno avevano relegato in un cantucci. Mi sono nuovamente sentita completa dopo tanti anni e ho avuto la speranza che forse possa esistere qualcuno che guardi i risultati e la professionalità di una persona senza considerarne genere o senza trovar penalizzante l’esser madre di 3 figli. Perché io continuerò sempre a sostenere che la professionalità di un individuo non si vede dalle ore passate in ufficio ma dai risultati che porta, dai progetti svolti. E che l’esser madre non è un limite. E’ il più grande successo della mia vita e sono certa che il dover gestire 3 bimbi piccoli e le loro esigenze ha migliorato sicuramente anche la mia professionalità.E come donna, come mamma, come ex manager sono sicura che trovassi un lavoro che mi consentisse di tornare a fare ciò che amo senza rinunciar all’esser madre, all’andare a prendere i figli a scuola e seguirli nei compiti, sarei professionalmente molto più efficace ed efficiente di quanto lo possa essere chi non deve conciliare lavoro e figli. Ora le mie speranze sono che questo progetto mi permetta di tornare a fare il lavoro che amavo, di guadagnare ancora un po’ della mia indipendenza anche e soprattutto economica che dia una maggiore serenità alla mia
- Vera M.
L’esperienza del colloquio in GiGroup è stata sicuramente positiva, utile per acquisire consapevolezza delle mie competenze e potenzialità in relazione a ciò che il mercato del lavoro richiede. Io provengo dal mondo del no-profit, ancora piuttosto distante dal mondo aziendale; in questo senso mi rendo conto della grandissima difficoltà nel conciliare il mio ruolo di mamma con l’impegno lavorativo più ora che sono costretta a guardare anche fuori dal mio settore. In linea generale mi rendo conto che la posizione part-time, l’unica che permette di conciliare il lavoro di una mamma con la vita dei propri figli, è sempre più rara e che la mancata dedizione “totale” in termini di tempo all’impegno lavorativo è considerata 99 su 100 un handicap. Il prossimo lavoro che vorrei? Un impiego il più vicino possibile ai miei interessi, part-time al mattino e nell’arco dei 15 km da dove vivo!…
- Roberta M.
L’esperienza del colloquio è stata positiva. Certo dopo il colloquio mi sono accorta di quanto fossi “arrugginita”,essendo trascorso davvero tanto tempo dall’ultimo colloquio che avevo fatto! Ho trovato il progetto davvero interessante perché anzitutto attiene ad una situazione che mi riguarda personalmente e poi perché credo che l’indagine sulle attese della domanda e dell’offerta debba essere il punto di partenza per favorire l’incontro delle diverse esigenze. Da quando è nata la mia prima bimba ho lavorato solo saltuariamente (lezioni a corsi di aggiornamento e consulenze)ma non è stata una scelta dettata dalla difficoltà di conciliare lavoro e figli. Piuttosto hanno giocato un ruolo fondamentale l’esigenza di studiare per la preparazione del concorso notarile e di seguire mio marito all’estero per lavoro. Il lavoro che vorrei deve avere due caratteristiche: essere part-time (4/6 ore al giorno)in modo da permettermi di occuparmi della mia famiglia dopo le 16, essere stimolante, permettendomi di sentirmi realizzata anche in ambito professionale (lo so che è un concetto vago e molto relativo…). Il livello retributivo,invece,è decisamente in secondo piano.
- M. L. V.Sono una mamma di 4 figli e lavoro. Dalla mia terza figlia in poi ho avuto la fortuna di trovare un’occupazione che pur mantenendo dei contenuti professionali interessanti mi ha permesso di conciliare le esigenze della mia famiglia grazie ad un part-time verticale. La ritengo una fortuna perchè la cultura lavorativa italiana è ancora lontana dal proporre alle mamme lavoratrici delle soluzioni che non penalizzando le loro competenze tengano conto del bisogno di dedicare tempo alla famiglia. O fai la donna manager in carriera che lavora 10 ore al giorno o metti nel cassetto la tua esperienza e la tua professionalità. Recentemente, a fronte di un po’ di insoddisfazione dovuta soprattutto al clima aziendale, è nata la voglia di cambiare lavoro. Ho accettato così la proposta di entrare a far parte di un progetto volto appunto al ricollocamento nel mondo del lavoro di donne con figli. Il colloquio a cui sono andata un po’ titubante presso GI, sponsor del progetto, si è rivelato invece molto interessante. Mi ha permesso di avere un momento di riflessione e poi di confronto sull’esperienze sin qui maturate, permettendomi di capire che oltre alla necessità di avere uno stipendio, una flessibilità d’orario ho ancora voglia di contribuire al successo di un’azienda con cui condividere valori e stile organizzativo. E’ un po’ una sfida e sono curiosa di vedere se arriverà l’occasione di qualche colloquio. Al di là dell’esito sarebbe comunque sintomo che anche da noi qualcosa sta cambiando.
