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	<title>moms@work &#187; discriminazione</title>
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		<title>La donna chiede, l&#8217;uomo prende</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 17:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/06/donne-in-carriera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2371" title="donne-in-carriera" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/06/donne-in-carriera.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Interessante osservazione sul campo &#8211; in sala d&#8217;attesa, mentre aspettavo di incontrare un cliente &#8211; delle <strong>differenze di genere nel comportamento di tutti i giorni</strong>.  Banco reception dopo essersi annunciata, la donna nota la pila di giornali e chieder gentilmente &#8220;Mi scusi, posso dare un&#8217;occhiata&#8221;? La signorina si scusa e dice che sono per uso interno dei dipendenti, li stanno giusto per smistare. Stessa ambientazione, banco reception, dopo essersi annunciato l&#8217;uomo adocchia il giornale e lo prende, senza chiedere nulla e va a sedersi comodo sulla poltrona. Una casualità? Un esempio stupido? Forse, certo ogni generalizzazione è riduttiva. Però è vero che<a href="http://momsatwork.it/2010/03/la-domanda-che-ritorna/" target="_blank"> noi donne tendiamo sempre ad avere un atteggiamento remissivo</a>, a chiedere, a rimanere in disparte. Negli Stati Uniti questo atteggiamento è sintetizzato da molto esperti con la frase <strong>&#8220;women stay on the corner and do not sit on the table&#8221;</strong> . Si potrebbe anche desumere che la donna, ne caso specifico, è semplicemente più educata e che non è certo insegnandole ad essere  una &#8220;uoma&#8221; più aggressiva che si migliorerà la leadership al femminile o si aiuteranno le donne a trovare soddisfazione nel mondo del lavoro. Insomma serve una terza via? Nel caso specifico una frase del tipo &#8220;lo prendo un attimo e lo restituisco subito&#8221;? Cosa ne pensate?</p>
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		<title>&#8220;..costituirà titolo preferenziale essere mamma&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 10:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/01/mamma-lavoratrice.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1993" title="mamma-lavoratrice" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/01/mamma-lavoratrice-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Ha &#8220;fatto sognare&#8221; molte mamme questo annuncio di lavoro di Maxi Brums che ha utilizzato moms@work per la ricerca di addette vendita. E ringrazio tutte quelle che ci hanno scritto, raccontando di essere <strong>mamme felici </strong>ma anche persone pronte a <strong>rimettersi in gioco professionalmente</strong> e sottolineando come la maternità non solo non ha tolto nulla alle loro capacità  ma anzi le ha rese più efficaci determinate e complete.</p>
<p>La ricerca Maxi Brums al momento è chiusa ma stiamo lavorando per averne molte, sia nel settore della puericultura &#8211; dove il valore aggiunto di una mamma, che sa di cosa sta parlando perché conosce i prodotti è più ovvio &#8211; sia in altri settori. Perché ormai <strong>le donne hanno a tutti gli effetti un &#8220;potere&#8221; economico</strong>: gestiscono infatti le spese del nucleo famigliare, hanno un ruolo determinante negli acquisti, anche quelli più rilevanti come casa ed auto ma anche videogiochi e dotazioni high tech della famiglia. Quindi  per attirarle in quanto consumatrici, le aziende produttrici devono conoscerle e saperlo fare al meglio devono avere nel proprio team un <strong>punto di vista femminile</strong>. Tanto più che ormai le donne sono la maggioranza dei laureati, si laureano meglio e prima. Questo è in estrema sintesi l&#8217;argomento più forte che arriva dagli States &#8211; illustrato in maniera molto chiara dal libro &#8220;<a href="http://momsatwork.it/2010/09/parentswork/" target="_blank">Why women mean business&#8221; </a>di Avivah Wittebnerg e Alison Maitland&#8221; &#8211; che le multinazionali stanno adottando anche nel nostro Paese. Ma c&#8217;è un&#8217;ulteriore argomento, più sottile e ancora poco esplorato: <strong>cosa succede quando queste donne diventano mamme? Restano delle risorse? </strong>Non esistono, che io sappia, ricerche sull&#8217;amento di determinazione, di efficacia e produttività delle mamme che ritornano dopo una maternità o che incominciano un nuovo lavoro. Solo casi pratici, testimonianze dal vivo. Comunque un primo passo avanti per arrivare un giorno a leggere &#8220;costituisce titolo preferenziale essere mamma&#8221; e il giorno dopo &#8211; ancora meglio &#8211; non leggerlo più e sapere che <a href="http://momsatwork.it/2010/11/il-problema-di-essere-mamma-e-cercare-lavoro/">non si è discriminate per il fatto di esserlo </a>ma che si sarà valutata come persona a tutto tondo. Un &#8220;correttivo&#8221; quindi quel titolo preferenziale, nella migliore delle ipotesi temporaneo perché poi il mercato sceglierà davvero in base al merito. Ma necessario, per arignare quell&#8217;emoraggia espressa  nella cifra 27,8%, la percentuale di donne che lascia dopo la nascita del primo figlio. E per ridurre quel numero impressionante di donne  che non ricercano più un lavoro pur avendo  tutti i requisiti per farlo, cioè le inattive: sono 9,7 milioni, più  delle occupate (9,2) mentre tra gli uomini i &#8220;rassegnati&#8221; sono circa un  terzo (5,2 milioni) rispetto agli occupati (13,6 milioni).</p>
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		<title>Quando al colloquio di lavoro potremo dire fiere : &#8220;sì sono mamma&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 18:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/09/colloquio_lavoro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1799" title="colloquio_lavoro" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/09/colloquio_lavoro-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>Ho parlato recentemente con un professionista delle risorse umane olandese, e mi sembrava di aver avuto un contatto extra-terrestre. Mi spiegava con chiarezza, e noncuranza, che nel suo Paese in fase di colloquio di lavoro il fatto di essere sposate e di avere una famiglia costituisce un elemento positivo per la valutazione del candidato, perché vuol dire che una persona è completa, che ha stabilità emotiva ed è in grado di gestire responsabilità personali. Pronto, terra?! Quando da noi? Quando sarà possibile non mentire sullo stato familiare, sulle intenzioni procreative &#8211; a tutt&#8217;oggi domanda indiscreta, illegale ma molto diffusa? &#8211; anche in Italia? Al posto di dover sfilare la fede, di mentire sulle nostre stesse convinzioni e desideri, io sogno &#8211; io mi impegno &#8211; perché un domani si possa scrivere con fierezza quanti figli si hanno nel proprio curriculum. Ci stiamo lavorando&#8230;.</p>
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		<title>Via libera al talento</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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Qualche volta le iniziative del fondo sociale europeo hanno risvolti pratici, destinati ad imprese e professionisti. Ecco un bel esempio:<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="Via libera al talento" href="http://momsatwork.it/2010/07/via-libera-al-talento/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="webkit-fake-url://3660959D-D363-4989-A5FB-1F079B0E41AB/application.pdf" alt="" /></p>
<p>Qualche volta le iniziative del fondo sociale europeo hanno risvolti pratici, destinati ad <strong>imprese e professionisti</strong>. Ecco un bel esempio: un libretto &#8211; passato in Italia assolutamente sotto traccia &#8211; che descrive perché anche nelle piccole e medie imprese <a href="http://momsatwork.it/2010/05/cosa-pensanso-i-direttori-del-personale-leggetelo-qui/" target="_blank">i talenti al femminile sono una risorsa</a>, anche economica, e come vanno valorizzati. Un <a href="http://momsatwork.it/category/studi-e-ricerche/" target="_blank">utile documento </a>da consultare e tenere da parte. <a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/07/vademecum-aziende.pdf">vademecum aziende</a></p>
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		<title>La domanda che ritorna</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:17:44 +0000</pubDate>
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E’ partito qualche giorno fa l’iter parlamentare della proposta di legge n.2956 in materia di parità di accesso agli organi<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="La domanda che ritorna" href="http://momsatwork.it/2010/03/la-domanda-che-ritorna/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-708" title="cda" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/03/cda-300x198.jpg" alt="" width="419" height="276" /></p>
<p>E’ partito qualche giorno fa l’iter parlamentare della <a href="http://nuovo.camera.it/126?pdl=2956&amp;ns=2" target="_blank">proposta di legge n.2956</a> in materia di parità di accesso agli organi delle società quotate in mercati regolamentati, promosso dalla deputata Alessia Mosca.  Se la norma passasse, <strong>le nomine in seno ai consigli di amministrazione delle società quotate in borsa</strong> dovranno essere <strong>effettuate in base a un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi</strong>. <span id="more-403"></span>E siccome in Italia la percentuale di donne nella “stanza dei bottoni” è inferiore al 3%, si può a buon titolo definirlo “il genere meno rappresentato” un titolo non gratificante ma che consentirebbe – in base alle disposizioni della legge – di ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti.</p>
<p>La  domanda è ancora una volta: giusto correttivo o discriminazione all’inverso? Stortura di mercato rispetto alla meritocrazia? Ma allora perché <strong>se lo donne sono più numerose, hanno titoli di studi più alti e si laureano più velocemente</strong> – anche in Italia – <strong>la meritocrazia non ingrana</strong> e le donne hanno una carriera a imbuto?</p>
<p>Immagine: mustangdaily.net</p>
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