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	<title>moms@work &#187; papà</title>
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		<title>Terzo figlio? Molte reazioni contrastanti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/10/Famiglia-numerosa1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-2498" title="Famiglia numerosa, immagine presa dal blog di Giuseppe Bovino (mi piaceva molto!) " src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/10/Famiglia-numerosa1-300x215.gif" alt="" width="300" height="215" /></a>La mia pancia &#8211; sono al 7° mese &#8211; mi consente interessanti esperimenti sociologici. Tra le donne, alle quali <strong>l&#8217;occhio cade subito sulla mia rotondità, </strong>la prima reazione è di tenerezza. Ma quando preciso che è il terzo, lo sguardo si modifica all&#8217;istante, in un misto di stupore e commiserazione. Come sei il terzo figlio fosse davvero al di là delle regole del buon senso. In effetti, so di essere un&#8217;anomalia anche per l&#8217;Istat &#8211; l&#8217;ultimo rapporto conferma un calo di circa 15 mila nascite nei soli ultimi due anni e la media già bassa di 1,4 bambini per famiglia è messo a dura prova &#8211; e in diversi negozi la mia ammissione mi da subito diritto alla carta sconti per famiglie numerose. Tra i capi del personale con i quali ci confrontiamo invece le reazioni sono spesso opposte. Da un lato il panico: &#8220;complimenti, e sei ancora in giro? Siediti!&#8221; . Dall&#8217;altro curiosità, come se pensassero: &#8220;ma allora ci credono davvero in quello che fanno, e forse funziona&#8221;.</p>
<p>Ma sono incurosita dalla mia stessa reazione. Alterno momenti in cui mi vengono le vertigini  e temo di dover mollare tutto per <a href="http://momsatwork.it/2011/07/che-duro-il-lavoro-della-mamma-in-spiaggia/" target="_blank">seguire la ditta Famiglia Spa</a> &#8211; con mandato di rigore e razionalizzazione dei costi  &#8211; a momenti in cui mi dico che io ci credo davvero nella conciliazione, che sarà solo un&#8217;altra declinazione di questa parola, <a href="http://momsatwork.it/2011/04/si-dice-file-condiviso-significa-flessibilita/" target="_blank">un altro equilibrio </a>- forse più simile ad una scultura in perenne movimento di Calder che ad una semplice bilancia &#8211; ma che tutto questo fa pare di me. Forse mi piace complicarmi la vita, ma a me piace tanto fare la mamma, e mi piace tanto il mio lavoro. <strong>Non c&#8217;è una soluzione o una ricetta </strong>- il part time o il lavoro dipendente è meglio, oppure al contrario fare le mamme acrobate e sclerate è l&#8217;unica via &#8211; ma ci sono <strong>tante possibilità </strong>ed io ne sperimenterò una nuova, a dicembre! E ho la fortuna di farlo con un marito, un papà accanto, che di certo ci ha messo del suo ed ora è pronto a fare la sua parte. Anche questo conta molto. Che ne dite?</p>
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		<title>Parents@work</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 07:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/09/why-women-mean-business.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1776" title="why women mean business" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/09/why-women-mean-business.jpg" alt="" width="160" height="200" /></a>Cecilia (la quadrismamma mia amica e co-fondatrice del progetto moms@work)  ed io abbiamo recentemente incontrato Avivah Wittemberg, la grintosa scrittrice americana che ha pubblicato come suo ultimo libro &#8220;Why women mean business&#8221;. Il suo ragionamento è semplice e pragmatico, nella miglior tradizione statunitense: le donne hanno ormai un ruolo determinante nelle scelte d&#8217;acquisto per le spese famigliari  (determinano l&#8217;80% degli acquisti);  oltre il 60% ha una laurea; dove c&#8217;è più occupazione femminile c&#8217;è anche più natalità e questo è un valore fondamentale per un Pese che non vuole &#8220;estinguersi&#8221;; le società americane quotate in Borsa con donne ai vertici hanno avuto performance di mercato migliori. Il ragionamento da noi non è ancora così immediato e lineare, e le abbiamo chiesto un parere sulla situazione italiana: &#8220;it will happen&#8221; ha tagliato corto. Un vaticinio che speriamo si realizzi presto. Ma nel frattempo &#8211; l&#8217;abbiamo incalzata &#8211; cosa ne pensa del nostro progetto? &#8220;It&#8217;s interesting but I would have called it parents@work because putting the main responsability of children&#8217;s care over the mother&#8217;s shoulder  makes her weaker in comparaison to the father&#8221;. Ascolto in silenzio, momento di smarrimento esistenziale: sono d&#8217;accordo anch&#8217;io che in un mondo migliore la responsabilità di cura è perfettamente condivisa da entrambi i genitori e che tanto il congedo quanto l&#8217;organizzazione del lavoro deve essere a misura di &#8220;genitore&#8221; e non solo di &#8220;mamma&#8221;.</p>
<p><span id="more-1775"></span>Ma vallo a spiegare ai papà e ai datori di lavoro in Italia: già la proposta di 4 giorni di paternità obbligatoria ha suscitato mille polemiche, e il congedo facoltativo è utilizzato da meno del 4% dei papà che ne avrebbero diritto, contro una media europea (esclusi i Paesi scandinavi dove è obbligatorio) del 20%. MI ricordo ancora la faccia del direttore di mio marito quando gli ha chiesto una settimana di paternità: tra l&#8217;incredulo e l&#8217;ironico….<br />
Insomma, speriamo un giorno di poter cambiare il nome del nostro progetto, vorrebbe dire che abbiamo già fatto un grande passo in avanti! Nel frattempo teniamo presente che il problema c&#8217;è, ma incominciamo dal primo passo: se le donne potranno conciliare meglio lavoro e famiglia, saranno professioniste più soddisfatte e mamme più dinamiche, e anche i mariti se ne accorgeranno. E forse vorranno risarcii il segreto di tanto successo personale&#8230;Che ne pensate?</p>
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		<title>The evolution of Dad</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> <object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/3hHK4ZKq0nI&amp;rel=0&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/3hHK4ZKq0nI&amp;rel=0&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">Papa&#8217; alla riscossa. Si potrebbe riassumere così un&#8217;iniziativa molto interessante nata negli Stati Uniti da un regista che, quando è diventato padre,  è entrato in crisi e si è interrogato sul proprio ruolo all&#8217;interno della famiglia. Ne è nato un documentario ricco di testimonianze dove i papa&#8217; d&#8217;America raccontano, riscoprono &#8211; e rivendicano &#8211; la propria importanza come genitori. Mettendo in discussione non solo gli equilibri tra le mura domestiche ma anche l&#8217;organizzazione sociale ed economica attuale, ancora basata sul modello del breadwinner, principale reddito e contribuente del nucleo famigliare.</p>
<p style="text-align: left;">Che ne pensate? Ennesima &#8220;trovata&#8221; americana o iniziativa all&#8217;avanguardia?</p>
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		<title>Anche lui lo può fare</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:34:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/liouzqvzugw&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/liouzqvzugw&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Bellissima la pubblicità dell’<a href="http://www.scambiaidee.info/index.htm" target="_blank">associazione torinese “Scambiaidee”</a> in onda in tv in questi giorni. Mani che portano la spesa, che prendono in braccio un bambino o aprono la porta della scuola, che tagliano le verdure in cucina. <span id="more-292"></span></p>
<p>E poi il colpo di scena: sono mani maschili! E il motto “<em>non esistono lavori di genere</em>”. Piace anche a voi? E’ giusto che la conciliazione  sia sulle spalle della mamma, ma <strong>fino a che punto i due genitori sono interscambiabili?</strong></p>
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