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		<title>Talenti al femminile e flessibilità in azienda: da tabù ad opportunità!</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 10:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è stato molto interesse per il workshop organizzato da Moms@Work lo scorso 3 maggio a Milano: tante le aziende presenti<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="Talenti al femminile e flessibilità in azienda: da tabù ad opportunità!" href="http://momsatwork.it/2011/05/talenti-al-femminile-e-flessibilita-in-azienda-da-tabu-ad-opportunita/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/05/Foto-workshop-Moms@Work.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-2313" title="Foto workshop Moms@Work" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2011/05/Foto-workshop-Moms@Work-300x223.gif" alt="" width="300" height="223" /></a>C&#8217;è stato molto interesse per il workshop organizzato da Moms@Work lo scorso 3 maggio a Milano: tante le aziende presenti e &#8211; fatto non scontato in questi casi &#8211; tanti anche gli uomini presenti. Il titolo, volutamente provocatorio &#8221; Talenti al femminile e flessibilità in azienda: tabù o opportunità&#8221; ha fornito lo spunto per un dialogo sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro, sullo <strong>snodo critico che rappresenta la maternità </strong>nel mondo del lavoro &#8211; con il contributo della Professoressa Daniela del Boca &#8211; e sui modi con i quali le donne possono <a href="http://momsatwork.it/2011/03/mi-dispiace-lei-e-troppo-qualificata/" target="_blank">continuare ad essere professioniste anche quando diventano mamme</a> &#8211; grazie alla ricerca presentata  da Sara Mazzucchelli dell&#8217;Università Cattolica. Ma come è possibile <a href="http://momsatwork.it/2010/12/perche-essere-mamme-e-un-valore-anche-sul-lavoro/" target="_blank"><strong>trasformare un tabù &#8211; o un problema &#8211; in un&#8217;opportunità</strong> </a>A presentare <a href="http://momsatwork.it/category/interviste/" target="_blank">buone prassi in termini di politiche family- friendly </a>e di contrattazione di secondo livello è stato Andrea Piscitelli di Federchimica, che sul tema è senz&#8217;altro all&#8217;avanguardia. <strong>Buone prassi aziendal</strong>i, descritte nei dettagli, sono state poi illustrate sia da grandi gruppi come Unicredit e Kfrat Food sia da una piccola impresa come Lamiflex. Un confronto costruttivo che non vuole esaurirsi in una giornata ma essere solo il punto di partenza!<br />
Se siete interessati potete trovare tutti gli atti del convegno a questo indirizzo:<strong> www.momsatwork.it/talenti</strong></p>
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		<title>Moms at work, ma non solo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 08:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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Lasciatemi raccontare brevemente cos&#8217;è successo ieri. Gli atti del convegno e le informazioni formali le troverete presto nella home page,<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="Moms at work, ma non solo" href="http://momsatwork.it/2010/06/moms-at-work-ma-non-solo/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/06/ANNA-E-CECILIA-MOMS@WORK-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1669" title="ANNA E CECILIA MOMS@WORK 2" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/06/ANNA-E-CECILIA-MOMS@WORK-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Lasciatemi raccontare brevemente cos&#8217;è successo ieri. Gli atti del convegno e le informazioni formali le troverete presto nella home page, qui voglio invece trasmettervi le impressioni. Il nostro progetto è partito a cavallo dell&#8217;anno 2010, siamo &#8220;usciti allo scoperto&#8221; a marzo con un ambizioso progetto: ristabilire da un lato un confronto positivo tra donne qualificate motivate che hanno avuto gap occupazionali legati alla maternità- o che &#8220;tengono duro&#8221; ma vorrebbero rimodellare i  propri tempi di vita professionale-   e le aziende, per <strong>reinserirle nel mercato del lavoro</strong>; e offrire dall&#8217;altro <strong>consulenza alle aziende sulla flessibilità a 360</strong>°, aggiornandole quindi anche sui disegni di legge e le scelte politiche sul tema. E ieri in effetti siamo riusciti a mettere tutti intorno ad un tavolo. Non è stato facile, fino all&#8217;ultimo eravamo in suspance: <a href="http://momsatwork.it/2010/06/linea-diretta-con-gli-hr-specialist/" target="_blank">i capi del personale come reagiranno </a>ad un invito su questo tema? Verranno? Le dirette interessate accorreranno sul piede di guerra? E le istituzioni si trincereranno dietro un testo scritto ad hoc dal portavoce senza aggiungere una parola di più o si potrà avere un reale confronto sul tema? Beh, devo dire che ha funzionato! C&#8217;erano molti responsabili delle risorse umane, anche delle aziende che ancora non si sono mosse &#8211; o sono alle prime armi &#8211; in questo campo, <a href="http://momsatwork.it/category/interviste/" target="_blank">oltre ai &#8220;virtuosi&#8221;</a>. Che peraltro non hanno usato questo spazio per farsi belli ma per <strong>ragionare seriamente su costi e benefici nella gestione flessibile delle risorse</strong>. Anche gli interventi delle mamme in sala sono stati molto seri, e provocanti ma ho apprezzato molto che erano tesi a trovare una soluzione, ad un dibattito e non ad una recriminazione o una lamentela. Come Silvia Alessi di Avanade che ci ha portato la sua testimonianza di confronto costruttivo con il proprio capo del personale. E le istituzioni &#8211; l&#8217;Assessore Boscagli e il rappresentante Cisl Gigi Petteni &#8211; al posto che una presenza &#8220;mordi e fuggi&#8221; si sono prestati fino alla fine dell&#8217;incontro al dialogo; così come Francesca Pelaia del dipartimento della Famiglia ha affrontato il tema con semplicità, senza nascondere snodi e criticità d<a href="http://momsatwork.it/2010/03/articolo-9-legge-532000-il-grande-assente-dai-festeggiamenti-dell’8-marzo/" target="_blank">el finanziamento dell&#8217;art. 9. </a>Si dice &#8220;chi si loda s&#8217;imbroda&#8221; quindi ora basta, volevo solo raccontarvi un piccolo successo, un primo piccolo passo avanti. Sappiamo che la strada è lunga, ma anche che con determinazione ed entusiasmo si può arrivare lontano.</p>
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		<title>Cosa pensanso i direttori del personale?  Leggetelo qui!</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 15:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro progetto pilota continua ed oltre a creare un database di donne qualificate e motivate a rientrare &#8211; o<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="Cosa pensanso i direttori del personale?  Leggetelo qui!" href="http://momsatwork.it/2010/05/cosa-pensanso-i-direttori-del-personale-leggetelo-qui/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/05/foto-blog-31-maggio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1526" title="Aziende a confronto sul lavoro" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/05/foto-blog-31-maggio.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a>Il nostro progetto pilota continua ed oltre a creare un database di donne qualificate e motivate a rientrare &#8211; o a modificare i ritmi del proprio impegno &#8211; nel mondo del lavoro, dialoghiamo con le aziende per cercare di capire se e cosa già stanno facendo in termini di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. E cosa invece non fanno, perché é percepito come un costo, un aggravio uno snodo critico dell&#8217;organizzazione aziendale. Volete saperne di più? Andate nella sezione &#8220;Le interviste&#8221; qui di fianco a sinistra: grandi gruppi e realtà locali a confronto sul tema. Lo trovate interessante? Diteci la vostra.</p>
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		<title>Sorpresa: il part-time non costa di più</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 23:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Devo ringraziare Maria Grazia Seminario, imprenditrice bresciana della Las (Lombarda Accessori Serramenti) che si è prestata al confronto sul tema<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="Sorpresa: il part-time non costa di più" href="http://momsatwork.it/2010/04/sorpresa-il-part-time-non-costa-di-piu/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/04/mamma-al-computer1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1127" title="mamma al computer" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/04/mamma-al-computer1.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Devo ringraziare Maria Grazia Seminario, imprenditrice bresciana della Las (Lombarda Accessori Serramenti) che si è prestata al confronto sul tema della <strong>flessibilità</strong>. E che ha scoperto &#8211; dopo un&#8217;attenta analisi delle buste paga con il suo consulente &#8211; che il <strong><a title="part time" href="http://momsatwork.it/2010/03/you-cannot-have-it-all/" target="_blank">part-time</a></strong> non costa di più del tempo pieno, né in termini retributivi né in termini contributivi. Devo ringraziarla anche per la sua schietta reazione:  &#8220;è stata una sorpresa anche per me!&#8221; Ho voluto raccontarvelo in un post perché questo per me è un piccolo successo e un ottimo esempio. Un piccolo successo perché  dimostra che è possibile sfatare alcuni  <strong>falsi miti sui costi della flessibilità</strong>. Ed un ottimo esempio di come lo scambio di informazioni ed il <strong>confronto tra le pratiche aziendali</strong> può servire in maniera concreta ad affrontare il tema della conciliazione. Che è poi il primo passo per trovare delle soluzioni utili e condivise. Infatti questa imprenditrice mi ha spiegato: gli oneri percepiti sono probabilmente legati ai costi organizzativi. Questa è un&#8217;indicazione chiara, precisa sulla quale ragionare. L&#8217;altra, molto interessante, è questa: &#8220;Forse si chiede a gran voce la defiscalizzazione per <a title="incentivi per le assunzioni" href="http://momsatwork.it/2010/03/le-donne-lombarde-hanno-una-dote-usiamola/" target="_blank">incentivare le assunzioni</a>,  visto che nella  mentalità imprenditoriale il <a title="risorse inutilizzate" href="http://momsatwork.it/2010/03/i-numeri-parlano-da-soli/" target="_blank">part-time è sinonimo di poca disponibilità</a>. Ma &#8211; aggiunge &#8211; per quanto mi riguarda ti posso assicurare  il contrario: infatti le lavoratrici a part-time hanno sempre dimostrato la loro gratitudine  rendendosi più flessibili e professionali dei colleghi  a full-time&#8221;.  Ecco una testimonianza che vale più di mille studi. E poi dicono che nelle piccole imprese non c&#8217;è attenzione per le risorse.</p>
<p>Foto: Pane, amore e creatività</p>
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		<title>Aso Siderurgica &#8211; Paola Artioli, Consigliere delegato</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 17:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Zavaritt</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste alle aziende]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;I vantaggi ci sono e incidono anche sul conto economico in termini di minore dispendio di risorse e di stress<span class="readmore"> &#0133; <a rel="bookmark" title="Aso Siderurgica &#8211; Paola Artioli, Consigliere delegato" href="http://momsatwork.it/2010/04/aso-siderurgica-paola-artioli-consigliere-delegato/">read more of this</a><span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I vantaggi ci sono e incidono anche sul conto economico in termini di minore dispendio di risorse e di stress organizzativo, in termini di maggior affezione all’azienda, di minor perdita di professionalità, di rientro al lavoro in tempi ragionevoli e quindi minor bisogno di spese per la sostituzione&#8221;. In un settore prettamente maschile come quello siderurgico,  Paola Artioli  consigliere delegato di Aso Siderurgica ci racconta come ha saputo trasformare quello che può sembrare un problema &#8211; la maternità &#8211; in un&#8217;opportunità, non solo per le dipendenti ma anche per l&#8217;azienda. <span id="more-1001"></span></p>
<p><strong>D: Come è riuscita in un settore, quello siderurgico, ancora industriale e per tradizione molto maschile a &#8220;trasformare&#8221; l&#8217;azienda per renderla a misura di donna? Quali strumenti di flessibilità ha introdotto e quali sono state le criticità principali nella fase iniziale? </strong></p>
<p>R: In Aso come in succede un po’ in tutte le aziende strutturate ma non troppo, gli interventi nascono prima come risposta a una necessità o a un’urgenza contingente, poi, una volta sperimentate, diventano una soluzione stabile. Cioè nulla è casuale né deciso a priori: le soluzioni nascono dai problemi concreti, poi diventano prassi o regole per gestire le problematiche più o meno ricorrenti. Così è stato per la gestione delle maternità: da un caso nasce l’approccio al problema. Certo ci vuole una disposizione a considerare la maternità delle tue collaboratrici oltre che un loro diritto una cosa normale e inoltre a essere oltre che razionali anche un po’ creativi. Ma dà soddisfazione sapere che nello studio della SDA Bocconi, Maternità quanto mi costi, le indicazioni sono proprio quelle che tu hai escogitato e messo in pratica autonomamente e da tempo nella tua azienda. Nel nostro settore le donne sono mediamente una percentuale del 14,9% inferiore rispetto alla media dell’Industria che è del 23,4%. Nella mia azienda sono ancora meno. Ciò significa che il problema incide di meno ma non che non debba essere affrontato. Da quando abbiamo adottato queste pratiche di gestione abbiamo avuto tre maternità. Non c’è nulla di complicato. Un fattore importante è dato dal fatto che l’idea di normalità del fenomeno deve essere diffusa fra tutti, dai vertici al complesso dei dipendenti. Questo facilita la comunicazione, cioè rende possibile sapere quanto prima dall’interessata il suo stato e iniziare al più presto a programmare per quanto possibile le cose necessarie, ad aspettarsi assenze, o addirittura una gravidanza a rischio e quindi una maternità anticipata. Si comincia a capire come si potrà gestire il periodo di congedo e concordare i tempi del rientro, l’eventuale part time reversibile, la flessibilità di orario, il posto auto riservato vicino all’uscita per correre a riprendere il bimbo all’asilo, e in qualche caso la progressione di carriera. I vantaggi ci sono e incidono anche sul conto economico in termini di minore dispendio di risorse e di stress organizzativo come definito dallo studio che citavo prima, in termini di maggior affezione all’azienda, di minor perdita di professionalità, di rientro al lavoro in tempi ragionevoli e quindi minor bisogno di spese per la sostituzione. Chiediamo alla donna di non sparire per mesi durante il congedo obbligatorio o facoltativo ma di tenersi in contatto con i colleghi, io dico loro anche con la propria “postazione” perché io so per esperienza che quella è una parte della loro vita ed è essenziale per la loro serenità mantenere il contatto con la parte di sé professionale per l’equilibrio emotivo e per riprendere a lavorare senza vivere la lacerazione e i sensi di colpa quando ci sarà il bambino al nido o con la nonna.</p>
<p><strong>D: Quali sono le difficoltà concrete, i costi reali che si incontrano introducendo flessibilità in azienda? E quale sarebbe, secondo Lei, lo strumento più utile ed efficace per rendere prassi la flessibilità anche in aziende che inizialmente non hanno considerato, o hanno escluso, questa possibilità per timore dei costi aggiuntivi?<br />
</strong><br />
R: Penso che da parte degli imprenditori che fanno resistenza alla flessibilità non ci sia la conoscenza delle implicazioni di cui parlavo prima, e della relativa facilità e economicità delle misure che portano molti vantaggi come dicevo anche economici. E’ questo su cui si dovrebbe lavorare. Se si guarda solo alle grandi aziende che mettono in campo strumenti e strutture poderose per la conciliazione, è ovvio che per le PMI si sia portati a pensare che sono obiettivi impensabili! Invece in molte aziende più piccole si può fare moltissimo per migliorare la qualità della vita dei dipendenti senza costi e risorse eccessive. Penso che la proposta avanzata da Confindustria di decontribuire il part time concordato con le collaboratrici madri per 2 anni potrebbe essere la spinta giusta. Non è giusto lasciare le aziende da sole a sopportare ogni onere e penso che la collettività si debba far carico almeno in parte di tali oneri.</p>
<p><strong>D: Quali sono  le sinergie positive create traimprenditrici grazie all&#8217; associazione Aib Femminile Plurale ? </strong></p>
<p>R: La nascita di Femminile Plurale da me fortemente voluta è stata determinante per affrontare in modo sistematico questi temi e mettere a disposizione le conoscenze e le esperienze di noi imprenditrici del Gruppo a vantaggio delle imprese in generale. Vogliamo fare ancora di più per noi stesse e le imprese, come dice la nostra vision “NOI PROTAGONISTE DEL CAMBIAMENTO NECESSARIO PER INNOVARE LO SPIRITO DELL’IMPRESA”</p>
<p><strong>D: C&#8217;è una  nuova, interessante tendenza nelle assunzioni:  al posto di scegliere solo giovani leve si pensa anche a persone già formate e complete, tra le quali anche le mamme. Anche in Aso è successo in un paio di casi: com&#8217;è andata? Credi possa essere una nuova opportunità di &#8220;riscatto&#8221; lavorativo per donne che hanno avuto un gap occupazionale legato alla matenità?</strong></p>
<p>R:  Su questo tema in ASO abbiamo cercato di applicare un po’ di Diversity Management. In un caso dato che un’impiegata poco più che ventenne in maternità anticipata andava assolutamente sostituita abbiamo assunto una signora di oltre 40 anni già con prole con un contratto part time di 6 ore flessibile e combinato il suo impiego con quello di un&#8217;altra impiegata già presente in azienda. Esse decidono in autonomia il loro orario di lavoro integrandosi e scambiandosi, con l’unico vincolo di assicurare il servizio al centralino e il disbrigo delle pratiche e dei compiti loro affidati in job sharing. La nostra politica di assunzioni privilegia le qualità professionali perciò l’età non è di regola un fattore molto importante.</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Il lato B della crisi</title>
		<link>http://momsatwork.it/2010/03/lato-b-della-crisi/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se vedessimo la crisi come opportunità per ripensare il mercato del lavoro? Tante aziende infatti, prima “rigide” verso le forme flessibili di lavoro, oggi stanno ridefinendo la propria organizzazione interna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a><img class="aligncenter size-full wp-image-491" title="lavoro_da_casa" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/03/lavoro_da_casa.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a></p>
<p>E se vedessimo <strong>la crisi come opportunità per ripensare il mercato del lavoro?</strong> Tante aziende infatti, prima “rigide” verso le forme flessibili di lavoro, oggi stanno ridefinendo la propria organizzazione interna <span id="more-128"></span>e spuntano<strong> posizioni part-time</strong> che prima erano miraggi. E’ successo anche a voi? O l’ultimo diniego è ancora cocente?</p>
<p>Immagine: annuncissimi.it</p>
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		<title>Che tipo di donna?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo davvero “unite” noi donne sul tema dell’occupazione femminile? O c’è tra di noi uno scontro generazionale tra chi ha sacrificato sull’altare della carriera la famiglia –e non vuole sentir parlare di conciliazione –]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-494" title="BusinessPeopleSilhouetteWoman" src="http://momsatwork.it/wp-content/uploads/2010/03/BusinessPeopleSilhouetteWoman.jpg" alt="" width="400" height="558" /></p>
<p>Siamo davvero “unite” noi donne sul <strong>tema dell’occupazione femminile</strong>? O c’è tra di noi uno scontro generazionale tra chi ha sacrificato sull’altare della carriera la famiglia – e non vuole sentir parlare di conciliazione – <span id="more-126"></span>e chi invece ha figli ma crede che questo non debba compromettere in modo sostanziale la sua crescita professionale?  Ho letto con curiosità il libro di Elisabeth Badinter “Le conflit. La femme et la mère” dove l’autrice analizza due modelli che oggi convivono, ma confliggono, di donna: quello della<strong> madre serena e perfetta</strong> da un lato, quello della <strong>donna professionalmente realizzata</strong> ed economicamente indipendente dall’altro. E’ possibile conciliarli e se sì come?</p>
<p>L’autrice stimola la riflessione (e provoca) segnalando una <strong>nuova generazione di donne</strong> che ben consce del dilemma <strong>scelgono di non diventare madri</strong>. Ma è questa la soluzione secondo voi per emanciparsi? Io tengo cara la frase che mi ha detto un giorno Stefania Brancaccio, neo cavaliera del lavoro: “<em>La soluzione non è mascolinizzarsi!</em>”</p>
<p>Immagine: capitalwomen.com</p>
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